Il Tirreno

Grosseto

L’Asl paga 50mila euro alle suore

di Lorenzo Santorelli
L’Asl paga 50mila euro alle suore

Dopo un braccio di ferro per l’assistenza a una donna con problemi accetta la proposta conciliatoria

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GROSSETO. Per quarant'anni una grossetana con disturbi mentali è stata ospitata ed assistita in un istituto gestito da suore, la cui retta era pagata dalla Asl. Agli inizi del nuovo millennio l'ex direttore generale dell'azienda sanitaria, Giuseppe Ricci, a seguito dell'approvazione del piano sanitario regionale 2002 - 2004, ritenne che quelle spese, in quanto inerenti agli aspetti sociali e non sanitari del ricovero, dovessero essere a carico del Comune di residenza della signora.

Per questo motivo la Asl 9 sospese i pagamenti ma, dopo tanti anni e numerose sentenze della magistratura civile ed amministrativa riguardanti casi simili che hanno sempre dato ragione ai municipi, ha deciso di accettare la proposta conciliatoria versando all'istituto 52mila euro. Una cifra considerevole ma comunque inferiore ai 62mila 890 euro vantati dalla struttura per le quote dal 2003 al 2008, alle quali sarebbero andati a sommarsi gli interessi, le spese legali e tutta una serie di costi aggiuntivi in conseguenza del pagamento in ritardo. Nonostante l'ingente esborso la Asl vede il bicchiere mezzo pieno poiché il suo interesse primario, come si legge nella delibera interna, era quello di «concludere un contenzioso legale che, fino ad ora, è sempre stato sfavorevole» nei suoi confronti. Oltretutto la spesa non comporterà un aggravio di bilancio perché «negli anni si sono accantonate, a titolo prudenziale, le somme necessarie delle fatture in questione».

Per risalire a monte di questa storia è necessario raffigurare il contesto in cui è originata. Siamo in un comune amiatino degli anni '60 e la donna, all'epoca nel pieno dell'adolescenza, presenta dei disturbi mentali. I parenti decidono di affidarla all'istituto San Giuseppe di Colle Val D'Elsa dove a prendersi cura di lei sono le suore della congregazione Figlie del Crocifisso. «A quei tempi la giurisdizione in materia era della Provincia - spiega Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso - poi con la riforma del 1978 che introdusse il sistema sanitario nazionale la palla passò alla Asl». Il numero uno del consorzio costituito da sei comuni (Grosseto, Campagnatico, Castiglione, Civitella Paganico, Roccastrada e Scansano) e dalla Asl9 per programmare i servizi socio sanitari ricorda come in quegli anni «non esisteva la differenza tra malati mentali e disabili psichici. Nel primo caso si tratta di malattie in evoluzione, come la schizofrenia, per le quali è previsto un processo di graduale di raggiungimento dell'autonomia da parte del paziente attraverso strutture intermedie». Per i disabili psichici invece «i margini di miglioramento sono più limitati. Inoltre essendo potenzialmente necessario un ricovero permanente, oggi gli aspetti sanitari sono a carico della Asl mentre ai comuni spettano quelli socio-assistenziali». Altri tre casi simili hanno coinvolto la Asl9, «tutti risolti con transazioni conciliatorie per decine di migliaia di euro». La donna dal 2008 è rientrata sotto la tutela del Coseo perché «avendo raggiunto l'età di 65 anni è stata adottata la norma sulla non autosufficienza. Ora si trova in una casa di riposo e se la si incontra per strada è difficile accorgersi del ritardo».

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