Proteste
Comune, Italia Nostra e Colombo al Tar
Caso-biogas a Capalbio, oggi si discute sulla sospensiva della determina che annullava il piano proposto dalla Sacra
CAPALBIO. Il Comune di Capalbio non vuol restare col cerino in mano. Sa bene che l’impianto a biogas, in via dell’Origlio, è pienamente compatibile sotto il profilo ambientale ma - parole del sindaco Luigi Bellumori - «vogliamo che tutto sia fatto in condizioni di totale legalità e trasparenza». Anche perché - lo dicono più volte - alla fine l’autorizzazione viene dalla legge nazionale e dalle scelte della Provincia accusata, in modo neppure troppo velato, di averla rilasciata con un po’ troppa fretta.
Con questo intento oggi il Comune di Capalbio, rappresentato dall’avvocato Alessandro Antichi, si presenta al Tar di Firenze per difendere le proprie scelte dal ricorso presentato, a metà aprile, dalla Sacra . Il Comune in sostanza sostiene che quando il 6 aprile scorso il dirigente Giancarlo Pedreschi firmò la determina 98/2012 che annullava il piano di miglioramento agricolo proposto dalla Sacra, aveva tutto il diritto di farlo perché, in quel momento, la società presieduta da Carlo Puri Negri non aveva la titolarità (proprietà o affitto) del terreno.
«Per costruire qualcosa su un terreno - spiega l’avvocato Antichi - questo deve essere di proprietà o in affitto. Al 6 di aprile Sacra non aveva niente di tutto ciò, avendo trattato con un intermediario non riconosciuto, senza procura. Quando il Comune ha ricevuto dai proprietari del terreno la diffida a procedere, non poteva comportarsi diversamente». E poco importa - dicono - che fra il 18 e il 19 aprile i proprietari abbiano confermato la validità dell’affitto e poi venduto il terreno e che il Tar abbia sospeso in via d’urgenza l’efficacia della determina, dicendo che il titolo sui terreni poteva essere dimostrato anche dopo. «Al 6 - spiega Pedreschi - non potevo fare diversamente. E, ad essere sinceri, l’11 ci aspettavamo che la Provincia annullasse tutto, non che riviasse la conferenza dei servizi al 23». Certo è che Sacra, ora proprietaria dei terreni con rogito notarile, ha l’autorizzazione unica.
«La cosa però andrà ancora per le lunghe - dice il sindaco, Luigi Bellumori - perché il Tar potrebbe confermare la sospensiva della determina ma, se non lo farà, saranno nulli anche tutti gli atti conseguenti. E, a quel punto, Sacra dovrà presentare un altro piano di miglioramento agricolo».
A quel punto, però, il problema saranno i tempi, perché il conto energia per avere gli incentivi scade alla fine dell’anno e Sacra rischia di non accedervi. E quindi sarebbe costretta a rinunciare all’impianto. Con conseguente richiesta di danni. «Noi - dicono Bellumori e Pedreschi - vogliamo solo fare le cose in piena legalità». Certo è che al Tar si sono costituiti anche Italia nostra e i confinanti, con atto unico, e Furio Colombo. Quest’ultimo ha anche fatto un’interrogazione parlamentare in cui usa toni molto forti nei confronti del presidente della Provincia, Leonardo Marras.
«I nostri dubbi - spiegano ancora - sono legati al fatto che Sacra costruisce un impianto troppo grosso per le proprie capacità di produrre raccolto. E siamo preoccupati anche per l’impatto del traffico, anche se sappiamo bene che questa non è condizione sufficiente per dire no all’impianto. Un nuovo piano di miglioramento agricolo sanerebbe tutto». Ma Sacra, sotto questo aspetto, è irremovibile. Allungare i tempi vorrebbe dire rinunciare all’impianto.
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