Il Tirreno

Grosseto

L’ira di Ortelli e Marras: «Un’altra nave? No grazie»

di Francesca Gori

Salvi i posti di lavoro della società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti Bocciata l’idea di un resort galleggiante per gli operai: «È una galera»

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ISOLA DEL GIGLIO. Il giorno della festa della Maremma e delle istituzioni che sono salite sul traghetto e hanno attraversato quella striscia di mare che divide il Giglio dal promontorio, è anche il giorno della vittoria a metà del sindaco Sergio Ortelli che da due giorni fa i conti con un’ipotesi indigesta: una nave a cinque stelle, una specie di resort in mezzo al mare, dove alloggiare 280 operai della Micoperi - Titan, l’Ati che rimuoverà la Concordia. Vittoria a metà. Dopo le tuonate, arrivate dagli amministratori che ieri erano sull’isola, sindaco e presidente della Provincia in testa, che hanno raccolto lo sdegno dei gigliesi, la società ha fatto un passettino indietro. Via email, come si fa nella comunicazione dei tempi moderni, ha confermato alla Talamone di Antonio Orlandi, la società che si sta occupando della logistica e dello smaltimento dei rifiuti, i contratti d’appalto. Perché nel giorno dell’annuncio, a Roma, dell’arrivo di un’altra super nave che resterebbe ormeggiata vicina al porto per quasi un anno lasciando a bocca asciutta gli alberghi e i ristoranti dell’isola, almeno una trentina o quaranta posti di lavoro sono salvi. Quelli dei dipendenti della società che sta lavorando intorno alla Concordia.

Quando la notizia è arrivata al sindaco, nel bel mezzo della cerimonia di apertura della Festa della Maremma, alla sua edizione zero sull’isola, Ortelli era soddisfatto. Moderatamente, però. Perché per ora, il Cavalier Bartolotti della Micoperi, non ha fatto alcun passo indietro sulla scelta di far dormire duecentottanta operai sulla nave ormeggiata davanti al porto. «Abbiamo soltanto chiesto alla società la possibilità di ripensare al fatto che la nostra isola - dice il primo cittadino - non ha eguali in termini di accoglienza. È inaccettabile che venga scelta una soluzione di questo tipo». Il sindaco e i vertici della Provincia di Grosseto vivono questa decisione come uno schiaffo. L’isola ha bisogno di rimettersi in piedi, il sistema economico è in crisi e la stagione turistica subirà, probabilmente, le conseguenze innescate dal naufragio della Concordia. Il relitto della nave è ancora lì, adagiato su un fianco davanti a Punta Gabbianara. «È difficile fare stime - dice l’assessore al Turismo Gianfranco Chelini - qui c’è in ballo il futuro di un’intera comunità. Per fare un bilancio bisogna vedere cosa sarà successo alla fine dell’estate». Ma Ortelli sposta l’attenzione su un nervo che due giorni fa alla conferenza romana pare essersi scoperto. «Abbiamo dimostrato che i gigliesi in fatto di accoglienza - dice - non devono imparare nulla da nessuno. Lo abbiamo dimostrato durante un’emergenza che non aveva eguali. Non c’è ragione di installare una patria galera galleggiante davanti al porto». Sic.

Le parole di Bartolotti, insomma, non convincono nessuno, in Maremma. Ci sarebbero delle ragioni di sicurezza, dietro questa scelta. «L’unica cosa che ci hanno detto in conferenza - aggiunge Ortelli - è che la percentuale maggiore di incidenti per quei cantieri si verifica durante il trasporto dei dipendenti da terra alle navi». Ma gli operai, che starebbero sulla nave per mangiare e per dormire, dovrebbero comunque poi raggiungere la Concordia. Una teoria, quindi, che fa acqua. «Titan Salvage e Micoperi sono partite subito con il piede sbagliato. Non si può trattare con atteggiamento coloniale la comunità di Isola del Giglio, né le istituzioni di questo territorio - dice il presidente della Provincia Leonardo Marras - L’ipotesi di ospitare le maestranze che lavoreranno alla rimozione del relitto della Concordia a bordo di una nave albergo non è accettabile: dopo aver subìto un danno di proporzioni enormi, non è giusto escludere la comunità gigliese dai benefici che, nostro malgrado, possono in parte compensarne le ricadute negative. Non erano questi i patti, traditi già con l’estromissione delle aziende locali dai lavori per la rimozione della nave».

Marras, che insieme a Ortelli ha anche bussato alla porta del presidente della Regione Rossi, è chiaro: «Non ci interessano promesse di lasciti milionari dopo i lavori - aggiunge - Bensì che la Concordia venga portata via prima possibile da lì, senza danni ambientali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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