Sicurezza
“Strofinamenti” nel privé, ai domiciliari
La Cassazione ha emesso il provvedimento nei confronti dell’ex proprietario di un night club
FOLLONICA. La sentenza, questa volta, è definitiva. E da ieri Stefano Stecchini, 58 anni ex proprietario del Gilda, è agli arresti domiciliari. Al termine dei tre gradi di giudizio, che hanno visto, dal 2008 ad oggi il cinquantottenne seduto sul banco degli imputati, i carabinieri della tenenza di Follonica, agli ordini del capitano Umberto Centobuchi sono andati a casa dell’uomo a notificare il provvedimento.
Il processo a carico di Stecchini era cominciato nel gennaio del 2008. Due anni prima i carabinieri di Follonica avevano fatto scattare i sigilli al privé del night club. L’accusa era quella di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Secondo i carabinieri, infatti, in quel privé, i clienti del Gilda ricevevano qualche attenzione un po’ più particolare dalle ragazze che lavoravano nel locale, pagando qualche cosa in più rispetto al normale ingresso al night club che si affaccia sul mare. Una tesi che evidentemente ha convinto anche i giudici della suprema corte, che hanno emesso il dispositivo nei confronti di Stecchini, originario di Firenze ma che da tempo vive a Follonica. Nonostante che, dicono tanti di coloro che in quegli anni frequentavano il locale, in quei privé non succedesse niente di eccezionale. Qualche “strusciamento”, qualche “strofinamento”. Nessun atto sessuale vero e proprio. Dal 2004 però, gli “strofinamenti” sono stati equiparati dalla giurisprudenza ai rapporti sessuali. Ed è chiaro quindi, che, anche se al Gilda non si sono mai consumati rapporti tra clienti e ballerine, quello che succedeva nel privè ha portato i giudici a scrivere quella sentenza, con pena condonata.
Ma è stata una giornata intensa, quella di ieri per Stefano Stecchini. In piazza Albegna, al tribunale di Grosseto, si apriva un altro processo, che lo vede imputato questa volta con l’accusa di estorsione: l’ex proprietario del night club, avrebbe minacciato e picchiato una ballerina trentaduenne, senese di origini, per farsi consegnare 80mila euro. L’avrebbe costretta a dargli quel denaro minacciandola di raccontare ai genitori della trentaduenne che cosa faceva. Nel capo d'imputazione, il gup fa riferimento anche ad altre minacce. «L'uomo - scrive Compagnucci - l'avrebbe minacciata di gravi danni all'incolumità propria e della propria famiglia da parte di soggetti campani non identificati appartenenti ad associazioni di tipo mafioso». Accuse pesanti, alle quali Stecchini, tramite l'avvocato Amanda Paoletti ha risposto negando «fortemente» ogni tipo di addebito. Una storia intricata, che ha ancora una volta, sullo sfondo, il locale che fino a due anni fa Stecchini gestiva nella città del Golfo. Un locale dove le belle ragazze, ovviamente, non mancano. Stecchini, quella donna l’avrebbe conosciuta proprio lì. Lei si sarebbe infatuata, e lui avrebbe fatto pesare il suo ascendente.
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