Il Tirreno

Grosseto

Picchiata e violentata Condannato a sette anni

di Francesca GoriLui e lei stavano insieme da sei anni.
Picchiata e violentata Condannato a sette anni

Compagno violento finisce in carcere e perde la patria potestà del figlioletto Settimane di soprusi, poi la denuncia: risarcita con trentamila euro

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ORBETELLO. Lui e lei stavano insieme da sei anni. Ora lui, sette anni e quattro mesi li dovrà passare in carcere, lontano da quella compagna che ha violentato e picchiato, nella stessa casa dove viveva con la donna, il figlio di cinque anni e i genitori di lei.

Una vicenda fatta di amore, quello che legava la giovane coppia, che avevano deciso di mettere su famiglia, di avere quel figlio e di vivere insieme. Una vicenda che poi è finita in tribunale, con una condanna pesante. E con i segni addosso alla donna che difficilmente spariranno.

Tutto è cominciato quando lei, che all’epoca dei fatti aveva solo 23 anni e un figlio di cinque, ha deciso di lasciarlo. Parole scritte su una lettera, mentre il marito era all’estero per lavoro. Aveva saputo che in quel paese lontano, lui l’aveva tradita. E così, senza nemmeno aspettare il suo ritorno, aveva deciso di affidare a una lettera le parole di quell’addio: «Io e te è meglio che la finiamo qui».

Ma quando lui è tornato, non ha avuto alcuna intenzione di andarsene da casa. In lacrime, le ha detto che sarebbe cambiato. Lei, cuore di donna e di mamma ha creduto a quelle parole. Ma le botte sono continuate e anche le richieste insistenti di avere rapporti sessuali. Qualche volta ha ceduto, sperando che poi non seguissero gli schiaffi. Una volta, però, ha detto no. Lui è saltato addosso alla sua compagna, strappandole la maglietta. Non è riuscito a fare altro, lei si è difesa. Più volte, dopo quell’episodio, lei ha chiesto al suo uomo di andarsene da quella casa, interrompendo anche una breve relazione che aveva con un ventunenne, per paura che il suo compagno potesse fargli del male. Una paura motivata dagli scoppi d’ira di lui: «Vado ad ammazzarlo», gridava alla donna impaurita. Lei ha cercato di avvertirlo, di chiamare i suoi amici. Ma dopo quelle minacce, il suo compagno tornava sempre a casa, trasformando i giorni delle feste in un incubo, fino a quando, dopo le insistenti richieste della donna, ha deciso di fare le valigie. Salutandola però in un modo che le ha fatto gelare il sangue: «Vado ad ammazzarmi». Dopo quattro giorni, però è tornato a casa. E la situazione è precipita all’improvviso. La ragazza si è rifiutata di vedere un film pornografico con lui, lui non cede e questa volta le usa violenza: la costringe ad avere un rapporto sessuale dopo averla presa a calci e schiaffi, nonostante il sangue che le cola sul viso e nonostante che lui, per tamponare quelle ferite, decida di metterle una confezione di gelato sul volto. I carabinieri arrivano, dopo l’ennesima lite in quella casa in mezzo ad altre case, dove l’orrore non esce dalla porta ma si fa strada attraverso le mura e le finestre. Sotto gli occhi annichiliti della mamma di lei, la donna è costretta a dire l’ennesima bugia. A far capire ai carabinieri che è tutto apposto. Fino al mattino successivo, quando decide che quello che aveva subito fino ad allora doveva trovare, nella sua vita, la parola fine. La ragazza, accompagnata da un’amica va al pronto soccorso. Qui viene visitata e scatta la denuncia. Quando i carabinieri vanno a prenderlo per accompagnarlo al carcere di Civitavecchia, nella sua valigia trovano una sorpresa: un sacchetto di spiccioli scomparsi la notte prima in un bar. Venti euro dalla cassa, ottanta dalla cassettina delle offerte per un’associazione di beneficienza. E un biglietto, indirizzato alla mamma del suo bambino: «Ricordati che ti amo».

Francesca Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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