Il dolore
La nuova legge sul rischio idraulico piace Ma c’è un ma...
GROSSETO. Se le istituzioni plaudono alle correzioni della legge regionale per la difesa dal rischio idraulico e la tutela dei corsi d’acqua, le associazioni di categoria tirano un vero e proprio...
GROSSETO. Se le istituzioni plaudono alle correzioni della legge regionale per la difesa dal rischio idraulico e la tutela dei corsi d’acqua, le associazioni di categoria tirano un vero e proprio sospiro di sollievo.
«L’approvazione della nuova legge regionale 145 – dichiara il presidente della Provincia, Leonardo Marras – costituisce decisamente un miglioramento rispetto al contenuto degli articoli 141 e 142 della legge regionale 66/2011. Siamo soddisfatti perché con la modifica apportata siamo oggi in grado di far ripartire i Piani aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale e le pratiche edilizie in molte zone a vocazione rurale».
La Regione ha concluso la procedura prima dei 180 giorni previsti ma il prossimo passaggio dovrà essere «il regolamento attuativo che definirà meglio la differenze per le aree di ristagno, interessate dalla bonifica in tutta la pianura».
A palazzo Aldobrandeschi esprime il proprio apprezzamento per la norma anche l’assessore all’agricoltura, Enzo Rossi. «Sono state salvaguardate le attività strettamente agricole, recuperando la possibilità di realizzare tutta una serie di opere ad esse funzionali». Unico motivo di rammarico è l’esclusione degli «interventi di recupero edilizio di alcune tipologie di annessi o locali ad uso agricolo produttivo, come le stalle, che nel vecchio regime urbanistico consentivano di ampliare l’offerta ricettiva degli agriturismo. Una norma che avremmo preferito fosse rivisitata proprio per consentire alle nostre aziende di sviluppare la propria vocazione multifunzionale».
L’articolo 142 della legge 66 secondo Confagricoltura avrebbe pesantemente condizionato le attività agricole di pianura, impedendo nelle aree ad elevata pericolosità idraulica di edificare ex novo o anche solo di demolire un vecchio manufatto per sostituirlo con uno analogo.
«La modifica – sottolinea il presidente, Antonfrancesco Vivarelli Colonna – ha scongiurato la chiusura di molte aziende. In un momento recessivo questa legge rischiava di bloccare gli investimenti in agricoltura che spesso sono collegati ai piani di sviluppo rurale. Finalmente ci si accorge che la Maremma ha delle peculiarità sulle quali non si può prescindere». (l.s.)
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