Sicurezza
Abusi alla Cantoniera «Né dolo, né colpa per i 4 funzionari»
Le motivazioni della sentenza che ha assolto i comunali «Nessun contributo causale rilevante e consapevole»
PORTO SANTO STEFANO. Nessuna responsabilità per i funzionari e i consulenti del Comune di Monte Argentario, risultati indenni dalla burrasca giudiziaria sulla casa cantoniera di Porto Santo Stefano.
Sono appena uscite, infatti, le motivazioni della sentenza del giudice Andrea Stramenga del tribunale di Orbetello; processo di primo grado con 7 imputati, e che a febbraio aveva visto 3 condanne e 4 assoluzioni per le opere costruite alla casa cantoniera di Porto Santo Stefano. Oggi, secondo il giudice, la “madre” della maxiinchiesta sugli abusi edilizi all’Argentario non trova alcuna responsabilità diretta e oggettiva nei funzionari comunali, se non mere “suggestioni” di colpa prive di un'effettiva corresponsabilità penale. A dover rispondere, al momento, sono “solo” i proprietari/esecutori che avrebbero eseguito il muro “illegittimamente”, cioè senza titolo edilizio chiesto al Comune.
Il caso risale al 2006, quando nei pressi della spiaggia della Cantoniera gli inquirenti gettano l’occhio su alcuni lavori di sbancamento del terreno davanti all'edificio, e sulla costruzione di un muro in cemento e di un’autorimessa interrata commissionati dall’imprenditore Benedetto Fedeli. Il progetto, presentato dall'architetto Angelo Collantoni, era stato approvato dai funzionari dell’ufficio tecnico del Comune Augusto Donati e Antonella Sabato, e dal Collegio ambientale, organo esterno di consulenza composto da Massimo Benedetti e Claudia Casalini. Le opere furono eseguite sotto la direzione lavori di Angelo Collantoni e la direzione opere di Nazareno Bocchia. A febbraio il giudice Andrea Stramenga del tribunale di Orbetello ha assolto tutti per la costruzione dell’autorimessa, oltreché per la costruzione su suolo demaniale e per aver alterato bellezze paesaggistiche. Tutt’altra storia quella del muro in cemento sul confine del Demanio, per il quale era «palese - scrisse il pm Stefano Pizza - la realizzazione senza provvedimento legittimante e senza la necessaria autorizzazione paesaggistica». In questo caso il giudice ha condannato Fedeli, Collantoni e Bocchia assolvendo Comune e Collegio ambientale. Secondo quanto scrive oggi il giudice, nel 2006 il muro andava «illegittimamente» (ovvero senza titolo chiesto al Comune) a completare le altre opere che, nel 2004, «erano state oggetto di varie Dia, presentate in Comune per conto della società Il Fortino…». In particolare «Collantoni (progettista) ha omesso di comunicare al competente ufficio tecnico comunale l’evidente abuso edilizio; Bocchia non ha adempiuto al dovere di controllare preliminarmente che del muro fossero rilasciate le autorizzazioni. Fedeli, che cumula in sé la qualità di procuratore speciale della società proprietaria dell’immobile e di committente dell’opera, aveva un preciso interesse a realizzare la struttura…». Per Donati, Sabato, Casalini e Benedetti che non avrebbero ricevuto comunicazione in Comune, non è stato accertato «un contributo causale rilevante e consapevole sotto il profilo del dolo o della colpa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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