Il Tirreno

Grosseto

Terme: «Gli utili vanno spartiti a metà»

di Francesca Ferri
Terme: «Gli utili vanno spartiti a metà»

Il Comitato Beni Comuni di Manciano lancia alla Regione la sua proposta per un canone più equo

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MANCIANO. Gli spiragli fiorentini su una modifica della legge regionale sulle concessioni termali fa sperare il Comitato Beni Comuni di Manciano, che si batte perché i Comuni possano riscuotere canoni più alti dai privati che, sfruttando una risorsa pubblica come l’acqua termale, fanno enormi fatturati ma pagano canoni irrisori.

Qualche giorno fa l’assessore regionale al turismo, con delega alle terme, Cristina Scaletti, ha anticipato al Tirreno la volontà di metter mano alla legge che, nel 2004, ha stabilito quei canoni, per aumentarli.

Il Comitato dunque, stropicciandosi gli occhi ancora incredulo di questo improvviso cambio di rotta, le scrive una lettera aperta a nome anche del Forum Toscano per L’Acqua Bene Comune, ringraziandola e avanzando una proposta di nuovi canoni: Comuni e privati facciano a metà.

«Partiamo con un esempio pratico - dicono Comitato e Forum - da contadini quali siamo, in molti, da queste parti. Se affido un oliveto di mia proprietà ad un vicino per la raccolta delle olive, per determinare la spartizione del prodotto devo considerare alcune possibili variabili: chi si occupa delle lavorazioni invernali, delle potature, chi fornisce le attrezzature per la raccolta, chi paga la molitura e altri dettagli, ma alla fine, una volta calcolato il valore delle opzioni, la divisione dell’olio avviene secondo un’immutabile regola: si fa a metà».

«Certo, uno stabilimento termale è faccenda infinitamente più complessa - ammettono - i dettagli da calcolare numerosi». Ma questo non impedisce, per i proponenti, che il principio di divisione sia lo stesso di quello del contadino: gli utili si dividono a metà.

«Questa semplice norma potrebbe quasi sostituire in toto la vigente normativa regionale - spiegano Forum e Comitato -· Nessuna giunta comunale si sognerebbe di imporre al gestore condizioni che possano nuocere alla conduzione di un’azienda florida e foriera di reddito. Nessun ricatto occupazionale può essere messo in atto dal gestore per ottenere migliori condizioni, dal momento che non può minacciare di delocalizzare».

Se la Regione deve imporre dei limiti all’autonomia di trattativa, concludono Forum e Comitato, «questi debbono essere verso il basso, istituendo un canone minimo al di sotto del quale una concessione non può essere ragionevolmente rilasciata, e non viceversa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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