Il Tirreno

Grosseto

Tentò di uccidere la figlia e la moglie Chiesto il processo

di Pierluigi Sposato
Tentò di uccidere la figlia e la moglie Chiesto il processo

Seggiano, il gestore dell’hotel Parco dei Faggi a Marsiliana deve rispondere anche di lesioni e ricettazione della pistola

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SEGGIANO. Avrebbe tentato di uccidere la moglie e la figlia (allora 13 anni) sparandole attraverso la porta chiusa a chiave della camera 109 dove si erano rifugiate. Poco prima avrebbe preso a schiaffi e pugni la stessa moglie, sorpresa nella camera del cameriere Emiliano Planera, 34 anni. Era l’alba del 7 giugno 2010. All’hotel Parco dei Faggi della Marsiliana a Seggiano si era scatenato l’inferno e il gestore dell’albergo, Francesco Di Giovanni, 58 anni, palermitano, era stato arrestato dai carabinieri, per tornare libero 51 giorni più tardi, con obbligo di dimora a Seggiano e successivamente con il divieto di raggiungere Palermo dove era tornata a vivere la donna, insieme alla figlia. Adesso per lui il sostituto procuratore Maria Navarro ha chiesto il giudizio: l’udienza preliminare è stata fissata per l’8 giugno.

Di Giovanni, assistito dall’avvocato Tania Amarugi, deve dunque rispondere di tentato omicidio e in particolare di quel colpo (quella notte ne venne sparato più d’uno) esploso ad altezza d’uomo da una Beretta 84 Bb calibro 9 short in uso alle forze armate e con matricola abrasa, illegalmente detenuta e portata in luogo pubblico. Una pistola rubata (Di Giovanni deve rispondere infatti anche di ricettazione): perché gli esperti incaricati dalla Procura erano riusciti a leggere la combinazione e avevano accertato che si trattava dell’arma rubata a Palermo a un appuntato della guardia di finanza, tra il 4 e il 5 agosto del lontano 1989. Il proiettile aveva colpito la piccola all’addome: 20 i giorni di guarigione. Di Giovanni aveva detto di essersi procurato l’arma dopo un’aggressione subita nel 2008.

Prima del colpo di pistola, la moglie Florinda Bompasso, 40 anni, sarebbe stata presa a schiaffi e pugni che le avevano causato la frattura del naso (30 giorni); sarebbe stata anche minacciata con un coltello a serramanico, con il quale Di Giovanni l’avrebbe colpita alla mano provocandole una ferita da taglio al palmo.

Quella mattina era stato lui stesso a portare la figlia in ospedale ad Abbadia San Salvatore, alla guida di un Chrysler Voyager. Poi era tornato all’albergo. Ai carabinieri aveva dichiarato di non aver sparato. Poi era crollato e si era sentito male. Era stato ricoverato e piantonato all’ospedale di Castel del Piano. Interrogato, non aveva confermato l’ipotesi della gelosia: aveva detto di essersi svegliato a causa di alcuni rumori e di aver sparato perché riteneva di aver visto dei ladri. Aveva avuto un black-out, dal quale si era “svegliato” prendendo in braccio la figlia ferita.

I militari avevano trovato la Beretta tra i cespugli. Era stato Planera a farla ritrovare: il cameriere l’aveva nascosta dopo che Di Giovanni, una volta sparati i colpi, l’aveva abbandonata. L’11 giugno il pm aveva dissequestrato l’hotel, per poi apporre nuovamente i sigilli ai primi di luglio, per consentire lo svolgimento della perizia affidata al maresciallo Massimo Ardovino e al luogotenente Romano De Simone dei Ris. Dopo alcuni giorni, l’albergo era stato dissequestrato e il 28 luglio Di Giovanni - nel frattempo detenuto a Pisa per motivi di salute - era tornato libero.

Da quel giorno, sull’hotel Parco dei Faggi si erano spenti i riflettori. Si riaccenderanno fra venti giorni per decidere il futuro dell’albergatore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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