Il Tirreno

Grosseto

Vita dura? Ci pensa Spiderman

di Sara Landi
Vita dura? Ci pensa Spiderman

Una psicologa gira in città mascherata da uomo ragno per aiutare chi ha bisogno. E arruola nuove leve

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GROSSETO. Dal mondo dei fumetti alla strada per raccogliere sfoghi, incoraggiare le persone e seminare gesti di altruismo nel pieno della crisi. Sta muovendo i primi passi – e non può certo passare inosservato – il movimento dei “Supereroi anonimi”, basato su un progetto ideato e promosso da una psicologa grossetana, Chiara Lukacs Arroyo.

L’obiettivo della professionista grossetana è creare un gruppo di giovani “supereroi di quartiere” volontari che vestendo i panni dei loro eroi preferiti (ma anche di un personaggio inventato purché rigorosamente in maschera) vadano in giro a incontrare la gente e a fare quei piccoli gesti di quotidiano altruismo che a volte, per fretta, per inibizione o per i condizionamenti sociali si finisce per non fare.

«Il messaggio che vogliamo dare come supereroi anonimi – spiega Chiara – è che in ciascuno di noi c’è un eroe che dobbiamo far uscir fuori per fare la differenza» Anzi, spiega Chiara nelle vesti di Spiderman sul volantino che ieri distribuiva per il Corso, «noi non abbiamo superpoteri come gli eroi ma abbiamo un vantaggio rispetto agli idoli dei fumetti: siamo reali».

Ma come reagiscono le persone che si vedono avvicinare nientemeno che da Spiderman? «La maggior parte della gente è normalmente incuriosita e disponibile a prendere in considerazione la proposta – osserva la psicologa –. Poi ci sono le reazioni minoritarie ed estreme, dal cinismo di chi mi dice “ma vai a lavorare” o mi ricorda che il Carnevale è finito da un pezzo alla disperazione di alcune persone che in Spiderman hanno trovato una spalla su cui piangere e sfogare i propri problemi».

Tra gli aneddoti non manca il caso, di stretta attualità, di una signora che aveva appena pagato una cartella esattoriale e imbattendosi nel supereroe gli ha chiesto: «Spiderman, pensaci tu con quelli di Equitalia».

Il movimento dei Supereroi anonimi si ispira, spiega la dottoressa Lukacs Arroyo, a quello nato alcuni anni fa a New York per promuovere e diffondere tra la gente comune azioni positive come aiutare un passante in difficoltà o portare le buste della spesa a un’ anziana. Ma anche regalare un sorriso o un momento di evasione in tempi di crisi è già di per sé una missione compiuta per chi nella quotidianità e per altruismo veste i panni di un eroe dei fumetti. Lo scopo, si legge ancora nel volantino-manifesto del gruppo, è «trasmettere speranza e incoraggiamento e aiutare come meglio possiamo gli altri in un periodo di crisi economica e morale in cui già sopravvivere è un atto da supereroi».

Quali “superpoteri” particolari sono richiesti a chi vuole aderire al progetto? «Non servono requisiti particolari – spiega la psicologa – se non la disponibilità e la capacità di relazionarsi con la gente. Va rispettato soltanto un codice che in parte è dettato da prescrizioni della Questura che deve autorizzare come nel mio caso l’uscita in pubblico con il volto mascherato». E poi ci sono regole non scritte che sono più in sintonia con la personalità dell’ideatrice del progetto, al di là dei codici. «È una cosa pensata per aiutare la gente ma se si nota che c’è resistenza o fastidio non bisogna insistere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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