Sicurezza
Sparatoria davanti al bar, cambia l’accusa
Non più omicidio volontario ma preterintenzionale per il metronotte che uccise “Cubo”: l’8 l’udienza
GROSSETO. Non è più omicidio volontario: è omicidio preterintenzionale, secondo la Procura. Quei colpi - almeno 7 - che Antonio Domenico Ruta, metronotte di 44 anni, sparò la notte del 24 febbraio 2010 davanti al bar Bristol, non avrebbero lo scopo di uccidere Andrea Ginanneschi, 46 anni, “Cubo” come era più conosciuto in città, che poi morì in ospedale il 4 maggio successivo. Ginanneschi era entrato nel bar per rubare.
Con questa formulazione il pm Maria Navarro ha chiesto il processo per la guardia giurata. Il giudice Marco Bilisari ha fissato l’udienza: 8 giugno. È cambiata quindi, prima della conclusione indagini (l’avviso già indicava l’articolo 584), l’ipotesi accusatoria nei confronti di Ruta. È verosimile pensare che il sostituto procuratore sia giunta a queste considerazioni sulla base dei dubbi sollevati dalla difesa a conclusione della ricostruzione della sparatoria: un esperimento effettuato con la collaborazione dei carabinieri in sede di incidente probatorio il 23 febbraio 2011negli stessi luoghi tra piazza Albegna e via Adige. Una simulazione basata sul filmato registrato dalla telecamera della videoteca allora esistente: i fotogrammi sono stati messi a confronto per capire se Ruta venne minacciato, quale mano sia stata ripresa dalla telecamera, se impugnasse un temperino e con quale mano.
Il difensore Paolo Serra ha sempre sostenuto la legittima difesa e caso mai l’eccesso di difesa e l’ipotesi adesso formulata sembra dar ragione a tale tesi. L’8 giugno le conclusioni dell’accusa saranno discusse anche dalle altre parti presenti nel procedimento: la figlia di Ginanneschi, 8 anni, rappresentata dall’avvocato Patrizia Pagano; la convivente di Ginanneschi, Simonetta Quinti, si è affidata dall’avvocato Roberto Baccheschi; gli altri familiari di “Cubo”.
L’esperto balistico nominato dal gip Mezzaluna, Sandro Lopez, aveva ricostruito (anche mediante un’animazione tridimensionale) la dinamica dei movimenti di Ruta e Ginanneschi e anche le direzioni dei colpi sparati dalla Glock calibro 9 del metronotte: proiettili (almeno sette, secondo l’accusa ora formalizzata) che avevano colpito tra l’altro una Fiat Marea in sosta, la vetrina di un negozio, il marmo della saracinesca, il pannello di una cabina telefonica allora presente. Uno aveva colpito Andrea, mentre si allontanava, sul gluteo destro: il proiettile sarebbe entrato dalla parte posteriore bucando il giubbotto, i jeans e gli slip. Una volta incontrato il corpo, il colpo avrebbe perso la sua forza propulsiva e non sarebbe riuscito a bucare la parte anteriore del giaccone.
(p.s.)
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