Sicurezza
Biogas, l’ora del dissenso In 200 contro l’impianto
Assemblea invece del corteo, criticata l’assenza di una valutazione del traffico Colombo, Caracciolo e Mattioli: pesanti conseguenze sull’ecosistema della zona
CAPALBIO SCALO. La manifestazione che avrebbe dovuto attraversare le vie di Capalbio, per chiudersi di fronte al sito individuato per la costruzione dell'impianto biogas, si è trasformata in un comizio in piazza Aldo Moro, a Capalbio Scalo. La mancanza di un permesso, richiesto alla Questura per un corteo di mille persone, non ha però scoraggiato i cittadini della piccola Atene che ieri pomeriggio si sono trovati per protestare contro l’impianto. Quasi duecento le presenze.
Letto l'ultimo verbale della conferenza servizi avvenuta in Provincia, alla quale hanno partecipato anche i confinanti della centrale, il comitato ha portato all'attenzione dei politici maremmani molti interrogativi. Primo fra tutti il dubbio sul parere positivo dato alla società Sacra senza alcun atto d'obbligo, per poi passare ad un'accusa nei confronti di chi avrebbe dovuto provvedere ad una valutazione sul traffico nella zona interessata, nella fattispecie la Polizia municipale locale. «Perché - si legge nel volantino redatto dai partecipanti - la valutazione sul traffico si riferisce soltanto ad un tratto di strada che va da Selva Nera all'Origlio, lasciando scoperta la strada più stretta su cui dovranno passare i mezzi pesanti?»
Affermazioni, queste, che fanno sobbalzare il comandante della polizia locale, il quale, chiamato in causa, si difende con un «non c'è nessun incompetente, ma non esiste una professionalità adatta ad eseguire determinati rilievi».
Altri dubbi sollevati riguardano poi il parere positivo rilasciato dell'Asl 9, che va a scontrarsi con quello della Soprintentenza di Siena e la scarsa informazione circa la destinazione ultima del “digestato”, scarto derivante dalla fermentazione del materiale organico. Tra i partecipanti nomi illustri quali il giornalista e politico, Furio Colombo, il vicepresidente dell'associazione ambientalista Italia Nostra, Nicola Caracciolo, e Gianni Mattioli, fisico e politico che nel 1978 fondò il “Comitato per il controllo delle scelte energentiche». I tre, prendendo la parola, hanno sottolineato ancora una volta l'importanza di non sottovalutare le trasformazioni sul territorio che potrebbero essere messe in atto da Sacra, le quali si ritorcerebbero inevitabilmente su Capalbio e sul suo delicato ecosistema. «Quell'immagine del paese e delle sue oasi da cartolina - dicono -potrebbero non esistere più».
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