Sicurezza
Terme, la Regione aumenterà il canone
Dieci centesimi per lo sfruttamento delle sorgenti sono troppo pochi per l’assessore Scaletti. «Cambieremo e in fretta»
MANCIANO. Dieci centesimi a metro cubo per sfruttare una fonte termale sono troppo pochi e, dunque, la Regione metterà mano alla sua legge e aumenterà il canone che i privati pagano agli enti pubblici per la concessione dell’acqua termale. Parola di assessore Scaletti.
La notizia piove sui centri termali di tutta la Toscana, Maremma compresa, dove negli ultimi giorni le calde acque di Saturnia hanno ribollito sotto la fiamma accesa dall’inchiesta giornalistica di Report di domenica scorsa che ha sottolineato l’enorme sproporzione fra il fatturato aziendale delle Terme di Saturnia, che è di 20 milioni si euro all’anno, e il canone pagato agli enti pubblici, ovvero 60mila euro fino ad oggi e 140mila per i prossimi 25 anni in virtù di una recente convenzione. Appena lo 0,5 e lo 0,7 per cento.
Poco o tanto, questo prevede la legge, la 38 del 2004 della Regione Toscana. Che all’articolo 22 stabilisce che «l’acqua destinata ad usi termali è soggetta a un canone annuale posticipato di 0,10 euro per metro cubo». I Comuni, che hanno il compito di gestire le concessioni di ricerca delle acque e lo sfruttamento delle falde, possono applicare oneri aggiuntivi. Così ha fatto il Comune di Manciano, lo scorso mese, rinnovando la convenzione con le Terme di Saturnia e aumentando il canone da 60mila a 140mila euro all’anno.
Ancora troppo poco secondo il Comitato Beni Comuni di manciano, frutto di una legge «nefasta», dicono. Anche perché uno stabilimento termale non può delocalizzare, visto che i suoi affari sono indissolubilmente legati a una risorsa che rimane ben salda al suolo dove sorge lo stabilimento. «In tempi di inaridimento dei trasferimenti dei fondi dallo Stato agli enti locali - spiega il Comitato - la giunta regionale toscana farebbe bene a rivedere in gran fretta questa nefasta legge 38 del 2004 lasciando il diritto alle amministrazioni locali di contrattare le sue concessioni in condizione di libero mercato invece di svegliarsi statalista solo il tempo necessario per fare, a danno dei sui cittadini, munifiche regalie agli imprenditori privati».
E l’idea trova pienamente d’accordo l’assessore regionale al Turismo, con delega alle terme, Cristina Scaletti. Che alla domanda su cosa pensi della legge 38 e se abbia in previsione di modificarla in futuro, a sorpresa spiega di aver già avviato una ricognizione delle tariffe per ritoccarle al rialzo. «Con la giunta abbiamo intenzione di rimettere mano a vari aspetti della legge 38 - spiega Scaletti - e, in particolare, su quello che riguarda le acque termali, vogliamo introdurre nuove tariffe per il canone, perché quelle odierne sono obiettivamente troppo basse».
A quanto ammonterà questo aumento è presto per dirlo. «Sono in corso studi per fare la campionatura che stabilirà qual è la somma congrua da chiedere - spiega Scaletti - anche se non so dire quanto aumenteranno, né da quando, ma spero di fare in fretta».
Una certezza, però, è che la legge sarà, in qualche modo, retroattiva, e questo interessa in primo luogo lo stabilimento termale simbolo della provincia di Grosseto che, come detto, ha rinnovato di recente la convenzione con il Comune di Manciano e si vedrà applicare il nuovo canone di 140mila euro all’anno per i prossimi 25 anni. «Se una convenzione venticinquennale è già in essere - spiega l’assessore - per venticinque anni il privato continuerà a pagare al Comune la maggiorazione sul canone pattuita al momento della convenzione. Ma per quel che riguarda il canone che viene stabilito dalla legge (i 10 centesimi a metro cubo previsti dalla legge 38, ndr), quelli sono soggetti all’aumento e quelli saranno pagati secondo le nuove tariffe anche per chi ha già una convenzione in atto».
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