Il Tirreno

Grosseto

Pianeta asili, il Comune mostra i numeri

di Enrico Pizzi

Per settembre 403 domande a fronte di 232 posti disponibili. L’amministrazione dirotta sul privato chi può permetterselo

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GROSSETO. Sono quattrocentotré le domande di accesso agli asili nido comunali arrivate ad oggi in Comune; i posti disponibili nelle strutture comunali sono duecentotrentadue (trentatré lattanti, settantotto medi e centoventuno grandi), ma cento posti sono già occupati da bambini riconfermati. Per le scuole dell’infanzia le domande arrivate, al momento, sono duecentoventisette mentre sono trecentottantotto i posti comunali disponibili e di questi ben duecentosettantacinque sono già occupati dai bambini confermati.

I posti non bastano mai ed è per questo che l’amministrazione comunale non arretra di un passo rispetto alla scelta di inserire, tra i criteri di ammissione agli asili nido e alle scuole d’infanzia, anche il criterio dell’Isee, prima utilizzato solo per stabilire la fascia di reddito e, dunque, la quota di compartecipazione che ciascuna famiglia doveva pagare per il servizio.

Sia il sindaco Bonifazi che l’assessore Ceccarelli spiegano, innanzitutto, che l’Isee peserà sul totale dei centotrenta punti assegnabili in media solo per il 19,23 per cento, cioè venticinque punti. Dunque non è decisivo, ma aggiunge un ulteriore criterio di selezione, necessaria perché i posti non sono mai abbastanza, anche se è già in funzione la rinnovata struttura di Batignano e anche se sta per essere aperto il nuovo asilo di via Mozambico.

Il Comune difende, poi, la scelta di aver consentito la presentazione dell’Isee relativo anche al 2011 prorogando i termini per i liberi professionisti che, altrimenti sarebbero stati svantaggiati. Una scelta determinata dal peggioramento della situazione economica di molte famiglie rispetto al 2010.

«Se è vero che l’educazione è un diritto di tutti - dice il sindaco Bonifazi - è anche vero che sono le famiglie che vedono ridurre il proprio reddito, quelle che vedono un loro membro perdere il lavoro, ad aver più bisogno del sostegno pubblico».

C'è, poi, anche un’altra ragione sottesa a queste scelte: il tentativo, per nulla nascosto, da parte del Comune, di spostare sul mercato privato almeno quelle famiglie che possono permetterselo, evitando, così, che le strutture pubbliche finiscano per fare una concorrenza involontaria a quelle private lasciando fuori proprio quelle fasce di reddito che, invece, non hanno la possibilità di rivolgersi al mercato dei servizi. E d’altra parte ormai i servizi per l’infanzia sono - e saranno sempre più, dicono Bonifazi e Cecarelli - un sistema integrato tra pubblico e privato. Anche le nuove strutture pubbliche in realtà, su spinta della Regione, potranno essere realizzate se per la gestione il Comune si avverrà di soggetti privati come le cooperative.

Per le scuole dell’infanzia, in questo momento, la presenza anche di scuole statali e religiose consente di coprire facilmente l’intero fabbisogno della popolazione. Per i nidi, oltre che attraverso le convenzioni con le strutture private, che lo scorso anno hanno accolto 89 bambini, la domanda può essere soddisfatta anche attraverso la concessione di voucher che coprono parte della spesa di chi deve rivolgersi al mercato privato fuori dalla convenzione: 122 famiglie con Isee fino a 26mila euro nell’anno scolasti 2011-2012 hanno ricevuto il massimo: 2mila euro. In futuro c’è spazio anche per i nidi aziendali, come quello che sorgerà in seno all’Asl o quello al quale sta pensando il Savoia Cavalleria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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