Il dolore
«Non sono un mostro» Parla il marito denunciato
Alcuni giorni fa abbiamo raccontato la storia di una donna colombiana residente in provincia che ha denunciato le violenze che avrebbe subito ripetutamente da parte del marito con la complicità di...
Alcuni giorni fa abbiamo raccontato la storia di una donna colombiana residente in provincia che ha denunciato le violenze che avrebbe subito ripetutamente da parte del marito con la complicità di suocera e cognato.
«Mi ha preso a calci nello stomaco quando ero incinta, la madre una volta mi spaccò una pianta in testa mentre il fratello provava sempre a toccarmi nelle parti intime».
Nonostante l’articolo fosse privo dei nomi dei presunti protagonisti di questa controversa vicenda, il marito si è riconosciuto parzialmente ed ha voluto affermare attraverso il nostro giornale la sua verità. A partire da una constatazione generale: «Purtroppo checché se ne dica, in occasione di divorzi e separazioni gli uomini sono meno tutelati dalla legge ed anche dal “sentire comune”. Chi non crederebbe ad una donna incinta?». L’uomo, grossetano, 40 anni, proprietario di un banco di generi alimentari con il quale gira i mercati della Toscana, ripercorre le tappe di quella che nacque come una storia d’amore: la conoscenza durante una vacanza in Colombia più di dieci anni fa, il trasferimento di lei in Italia, il matrimonio, la nascita della prima figlia nel 2006 dopo che alcuni anni prima la donna aveva abortito. «Siccome le cose tra di noi già non andavano più bene – racconta il padre – avevo detto a mia moglie che secondo me non sarebbe stato opportuno far nascere la nostra bambina in quella situazione ma, se lei avesse insistito, mi sarei assunto le mie responsabilità». La messa al mondo della figlia non stabilizza i rapporti che alternano momenti di felicità a liti furiose. «Per ogni discussione lei sfasciava tutto e mi metteva le mani addosso – dice l’uomo mentre mostra il faldone con i documenti giudiziali – mi sono sempre e solo difeso. Se avessi voluto picchiarla avrei potuto farle davvero male, invece anche io ho referti medici con svariati giorni di prognosi, denunce nei suoi confronti per atti violenti, violazione di domicilio, calunnia». Il grossetano respinge anche le accuse nei confronti del fratello («non l’ha mai sfiorata») e soprattutto della madre. «Mia moglie è ingiusta perché quando aveva bisogno la chiamava, poi però si lamentava dell’invadenza e faceva scenate». Ciò che più amareggia l’uomo però è l’esser dipinto come un carnefice: «Da quando è in Italia l’ho sempre mantenuta e a parte darmi una mano non è mai voluta andare a lavorare. Lei mi ripaga con queste accuse mostruose. Del resto negli anni era sempre pronta a chiamare i carabinieri o il centro antiviolenza».
Due anni fa i due provarono un riavvicinamento, tornano a vivere insieme e soprattutto concepiscono la loro seconda figlia. L’iter per la separazione si interruppe, i dissidi no. La donna torna in Colombia insieme alla figlia più grande e l’altra nel grembo, «con un escamotage voleva acquisire la casa che ho di proprietà nel suo paese» accusa l’uomo. Che si rivolge al tribunale del paese sudamericano denunciandola per sottrazione di minore. «I giudici bloccarono i passaporti alla bambina per impedire che la madre la portasse chissà dove – dice mentre mostra le sentenze vergate in spagnolo – e soprattutto decisero di affidarla a me, nonostante mia moglie avesse molti contatti con avvocati e media locali». Dopo aver partorito la donna torna in Italia, tenendo con sé la neonata ed affidando al marito la figlia più grande. «Le dissi che alla bambina avrei provveduto io, ma lei avrebbe dovuto trovarsi un lavoro perché non avevo più intenzione di mantenerla». La donna viene ospitata da alcuni amici ma senza sostentamento è costretta a dare al padre anche l’altra figlia.
L’atout nelle mani dell’uomo è la perizia commissionata dal tribunale nel 2010 ad uno psicologo in cui si legge che la moglie «non è interamente attendibile», ha una personalità «fortemente dipendente alla ricerca di una persona che si occupi di lei, con tratti isterici ed istrionici».
Lorenzo Santorelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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