Gioco
Sepolto dalle tasse «O mi ammazzo o faccio una rapina»
Il grido di disperazione di un ambulante: non ha più il Durc (come tanti suoi colleghi) e non puo più vendere la merce
GROSSETO. «O mi ammazzo o faccio una rapina»: è questo il grido di disperazione di Angelo Miranda, quarantasettenne grossetano che si è ritrovato, nel giro di pochi giorni, sommerso da una marea di cartelle esattoriali targate Equitalia e senza possibilità di lavorare. 70 mila euro di debiti per una storia surreale, eppure di racconti così, anche in Maremma ne stanno nascendo molti. Purtroppo.
Angelo è un venditore ambulante, porta avanti questa attività soprattutto dalle parti di Gorarella da ben venticinque anni. Lì, sino al primo aprile scorso, aveva una bancarella di biancheria per la casa. Diciotto anni di contributi versati regolarmente, multe e suolo pubblico pagati al centesimo. Poi il tonfo, la separazione dalla prima moglie e l'inizio dei guai: «Tutto è andato a rotoli – ci confida l'uomo scuotendo il capo – il lavoro ha iniziato ad andare peggio, sempre meno soldi, sempre più cose da pagare. È così che, pian piano, prima di smettere di dare da mangiare ai miei figli ho rallentato nei pagamenti di tasse e contributi, sino a sospenderli».
I figli appunto, una ragazza che oggi ha vent'anni e un bambino che frequenta la quarta elementare. È a loro che Angelo pensa in continuazione, anche mentre ci racconta il dramma che sta vivendo. Si ferma più volte, la voce spesso è rotta dalla commozione e l'occhio si piega, a tratti spaesato.
Persa nel corso del tempo la costanza nei pagamenti dei tributi, Angelo trascina la propria attività sino al primo di aprile scorso. È quello il giorno in cui entra in vigore una nuova normativa regionale. Per effetto delle recenti disposizioni è vietato, ad ogni ambulante sprovvisto di regolare pagamento del Durc (documento unico di regolarità contributiva), non solo vendere la propria merce, ma anche semplicemente esporla.
È questa la seconda botta, paurosa: pieno di debiti e senza lavoro. Come se non bastasse a tutto questo va sommandosi un'altra separazione, con la seconda compagna, quella che doveva essere per la vita: «Anche questo matrimonio è saltato a causa di un'instabilità economica, pensieri su pensieri».
Ma è quando la vita ti sbatte in faccia la realtà più cruda che devi avere la forza di reagire, per te stesso, per i tuoi figli. È così che Angelo prende coraggio, si muove: prima va a parlare alla sede di Equitalia, dove era già stato nel momento in cui si era reso conto di dover pagare tutto quello che aveva lasciato in sospeso negli ultimi anni. Poi la trafila tra gli uffici comunali, segreteria del sindaco, assessorato alla famiglia e al commercio.
Ma la situazione, almeno ad oggi, non è cambiata: «Ho chiesto a Equitalia di poter pagare 27 mila euro di debiti contratti con l'Inps subito, rateizzandoli a 400 euro al mese per sette anni. In modo da poter riprendere immediatamente la mia attività. Ho detto loro che il resto l'avrei restituito di volta in volta, sino a saldare tutto».
Ma pare che l'istituto non abbia proprio voluto tenere conto delle ragioni dell'uomo, tanto da offrirgli una soluzione impraticabile: «Mi hanno proposto una rata da mille e 400 euro al mese per estinguere tutto il debito. Dicono che pagare solo una parte non è possibile, ma io sono veramente disperato e non saprei proprio dove trovare quella montagna di soldi. La notte ho gli incubi, spesso mi sveglio e guardo fisso il soffitto. Rifletto sulla vita che ho e su quello che mi aspetta domani, poi piango e penso di farla finita. Vorrei semplicemente pagare, come giusto, i miei debiti e poter avere una vita dignitosa, dare da mangiare ai miei figli e permettere loro di poter studiare e giocare serenamente, pagare loro il dentista e le cose di tutti i giorni. Proverò ancora a tornare a Equitalia, spero di trovare un accordo». Nel caso questo non fosse possibile, Angelo è anche disposto a perdere quel per cui ha sudato sino ad oggi e ripartire con un nuovo impiego: «Non ho paura di cominciare da capo facendo un lavoro che non ho mai fatto, anche cose estremamente umili. Il problema è che quando vado in giro a cercare una nuova occupazione la gente mi ride in faccia, perché a quarantasette anni, senza esperienza e con la terza media, in un periodo come questo, non è per nulla facile trovare da fare qualcosa. Approfitto comunque per fare un appello, chiunque avesse da propormi un impiego si faccia avanti».
L'introduzione dell'obbligo del Durc si è abbattuta su molti ambulanti: solo nel Comune di Grosseto su 595 esercizi attivi ben 161 non sono in regola. Di questi, 50 sono riconducibili a soggetti extracomunitari.
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