Sicurezza
La chiromante e il “compro oro” Dalla crisi spuntano nuovi lavori
CASTEL DEL PIANO. Chiromanti e cercatori d’oro. In tempi di crisi le persone si reinventano mestieri o sviluppano alla grande l’attività. In Amiata, dove chiudono aziende e la gente fa piccoli...
CASTEL DEL PIANO. Chiromanti e cercatori d’oro. In tempi di crisi le persone si reinventano mestieri o sviluppano alla grande l’attività.
In Amiata, dove chiudono aziende e la gente fa piccoli prestiti addirittura per affrontare le spese per le comunioni, dove si tribola per arrivare a fine mese e si vende casa pur di onorare gli stipendi degli operai, qui aprono attività nuove che rispondono ai bisogni dei tempi. Con un target d’utenza molto ampio e sintomatiche di periodi di difficoltà.
Chiromanti, per esempio. Perché quando non sai più dove sbattere la testa, e gli interlocutori sono latitanti, resta solo la veggente. A cui ci si affida per cercare di intercettare uno spiraglio positivo nel futuro, visto che il presente è fosco.
Così, ad Arcidosso, circola la voce che è a disposizione di chi vuole sollevare il velo sul futuro prossimo della propria vita e di quella dei propri cari, una chiromante che risponde via telefono e, su appuntamento, vede i clienti. E pare anche che le linee siano spesso occupate. Tarocchi, sfera di cristallo, carte, lettura della mano: tutto serve per restare appesi a un filo di speranza.
Si dice anche che la chiromante abbia intenzione di metter su un call center perché sono talmente tante le richieste che non è possibile smaltire le chiamate con la cornetta di una sola persona. L’attività funziona col passaparola.
E se la chiromanzia rimane ancora per una cerchia di iniziati, senza pubblicità, ci sono invece nuovi negozi che espongono il contenuto della propria attività: “compro oro e argento”. E anche in questo caso pare che siano molti quelli che entrano. Un negozio del genere è stato aperto in via San Giovanni a Castel del Piano da qualche settimana e uno è in allestimento ad Arcidosso in viale Lazzaretti.
Negozi che nei due paesi sono una novità assoluta: neppure in passato, durante le crisi economiche e l’austerity di alcuni decenni fa, mai si era visto un fenomeno simile. La gente se li andava a cercare in città. «Per lo meno ora li abbiamo “in house”», commenta qualcuno.
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