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Grosseto

Imu, l’aliquota fra 0,42 e 0,44

Imu, l’aliquota fra 0,42 e 0,44

Il Comune sta finendo i conti e pubblica sul sito una guida al pagamento

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GROSSETO. Tutti ne parlano, molte giunte la contestano, alcune amministrazioni comunali hanno deciso come applicarla, pochi cittadini sanno calcolarla. L’introduzione dell’Imu, l’imposta municipale propria, sta rivoluzionando il sistema tributario italiano poiché sostituisce dopo vent’anni l’Ici e l’Irpef sugli immobili con un’unica voce. La conseguenza tangibile più discussa è il ripristino dell’imposizione sulla prima casa che l’ultimo governo Prodi aveva limato e quello Berlusconi definitivamente abolito. L’Imu è stata fortemente voluta dall’esecutivo Monti che ne ha anticipato gli effetti già a partire da quest’anno, anche se la norma è stata introdotta in via sperimentale ed è passibile di modifiche fino alla definitiva messa a regime nel 2015. A suscitare malumori e perplessità in sindaci ed assessori di tutta Italia sono principalmente su due aspetti: la “rateizzazione” del pagamento in più tranche che complica la redazione dei bilanci comunali; l’obbligo di versare allo Stato metà del gettito derivante dall’aliquota base. Gli amministratori locali si sentono alla stregua di esattori per conto del Governo centrale e temono di perdere in termini di appeal elettorale molto più di quanto sarebbe il beneficio per il portafoglio dell’ente. Per aiutare i grossetani a districarsi tra i meandri legislativi e contabili, il Comune ha stilato un vademecum di quattro pagine che è possibile reperire negli uffici del Servizio Tributi, in via Colombo 5, e all'Urp in corso Carducci 1 oppure lo si può scaricare dal sito www.comune.grosseto.it. In attesa che i municipi definiscano le aliquote in base ad una forbice che varia a seconda delle tipologie degli immobili, il Governo ha stabilito i parametri base. Sulle abitazioni principali con le rispettive pertinenze, come magazzini, cantine e box, dove il proprietario vive abitualmente ed ha la propria residenza anagrafica (comprese le abitazioni assegnate al coniuge in caso di separazione o divorzio e quelle degli anziani o dei disabili ricoverati in case di riposo o di cura) è prevista un’aliquota dello 0,4% che i comuni potranno appesantire o alleggerire di un altro 0,2%. La giunta Bonifazi starebbe vagliando la possibilità di un ritocco all’insù fino al 0,42% o 0,44% ma siamo ancora nel campo delle ipotesi, dato che c’è tempo fino al 30 settembre. Per i fabbricati rurali ad uso strumentale, ad esempio stalle e cascine, l’aliquota parte dallo 0,2% e può aumentare o diminuire di un ulteriore 0,1%. «Cercheremo di ridurla allo 0,1% - afferma l’assessore all’ambiente Giancarlo Tei – ma alcuni aspetti ancora non sono stati definiti. Ad esempio non sappiamo se tra i fabbricati rurali strumentali potremo considerare anche gli agriturismi».

La questione verrà dibattuta insieme ad altri temi oggi alle 16.30 all’hotel Airone in una tavola rotonda con le associazioni di categoria e lo stesso assessore. In ogni caso gli introiti derivanti dalle due suddette tipologie di immobili saranno ad appannaggio esclusivo dei comuni mentre per tutti gli altri casi, dagli alloggi per le vacanze agli appezzamenti di terra, il discorso si complica. Lo 0,38%, cioè metà dell’aliquota base dello 0,76%, dovrà essere destinato allo Stato indipendentemente dalla variazione potenziale dello 0,3% in un senso o nell’altro. In pratica essendo fissa la quota statale, nelle casse municipali potrà entrare una quota che spazierà dallo 0,68% allo 0,08% su ogni immobile che non sia prima casa o fabbricato rurale strumentale.

Lorenzo Santorelli

(Altri servizi alle pag. 2 e 3)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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