Il Tirreno

Grosseto

Il mistero del socio durato un giorno

di Francesca Gori
Il mistero del socio durato un giorno

La Regione nega e smentisce il portavoce, l’imprenditore spiega: «La trattativa c’era ma ormai la considero chiusa»

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GROSSETO. La Regione nega, Fidi Toscana non risponde al telefono, due imprenditori raccontano un’altra storia e gli amministratori grossetani perdono la pazienza. O forse, qualcuno, nella vicenda ex Mabro, non dice tutta la verità.

Il giorno dopo la riunione fiume in azienda, dove le rsu insieme ai segretari di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato Andrea Barontini che si è presentato come «il portavoce di un imprenditore pronto ad investire dai 7 ai 15 milioni di euro nella fabbrica», il quadro diventa ancora più ingarbugliato. Perché a quella riunione, «che era un tavolo ufficiale – spiega Fabio Della Spora, segretario Femca Cisl – dove quello che è stato detto non era un segreto», la responsabilità del rallentamento della trattativa per l’ingresso del socio finanziatore è stata addossata alla Regione e a Fidi Toscana. Il direttore Giovanni Ricciardi, chiamato al telefono, si è limitato a un laconico «io della Mabro non so nulla, e non so nemmeno chi sia Pacenti». Eppure, alla riunione, l’uomo indicato come il trait d’union tra Fidi, Barontini e il grande investitore, sarebbe stato proprio il direttore. E anche l’assessore alle Attività produttive Gianfranco Simoncini, di questo papabile socio, non ne sa nulla: «La Regione non ha avuto alcun contatto con un investitore pronto a entrare nel capitale della Mabro di Grosseto con 15 milioni di euro – fa scrivere in una nota al suo ufficio stampa –. Nessuno ha avanzato proposte in questi termini a me o ai miei uffici. Ma se ci fosse qualcuno che ha questa volontà, bene, si faccia avanti e presenti un piano industriale che siamo pronti ad esaminare e valutare».

Sarà certamente vero. Ma qualche sospetto, ad entrare nelle pieghe di questa vicenda viene. Antongiulio Pacenti, due pomeriggi fa si è presentato in azienda come il portavoce dell’imprenditore che voleva investire nella Mabro. Un imprenditore importante, che ha liquidità e che in Toscana un investimento lo ha già fatto e che Fidi Toscana avrebbe chiamato per capire se c’erano margini a una sua partecipazione in Abbigliamento Grosseto. La trattativa sarebbe andata avanti qualche mese. Una trattativa che però l’imprenditore del Nord Italia ha sottoposto al vincolo di riservatezza più assoluta. Ma ieri pomeriggio, il capitano d’industria, a qualche domanda telefonica ha risposto volentieri: «È una trattativa che risale a cinque mesi fa – dice – e che abbiamo provato a intavolare tramite Fidi Toscana che ci ha pregati di interessarci con la nostra azienda alla situazione della Mabro». L’imprenditore, che ha voluto estendere il vincolo di riservatezza anche alla fase successiva alla trattativa, racconta tre incontri, con Barontini, Fidi e Pacenti. «Ma poi non mi hanno fatto sapere più niente – aggiunge – e non so nemmeno il perché, cioè non so se sia dipeso dalle istituzioni o dall’imprenditore». Di una cosa, però, è certo: «Pacenti non è il portavoce della mia società e la trattativa con Abbigliamento Grosseto la considero chiusa da mesi».

E allora, perché Pacenti si è presentato all’ex Mabro e in una riunione di fronte ai rappresentanti dei lavoratori e ai sindacati ha detto che quella trattativa era ancora in piedi e che il rallentamento era stato dettato dalle istituzioni? E come fa poi la Regione che sta seguendo, attraverso Fidi Toscana, la questione ex Mabro da quando faceva parte della compagine societaria di Royal Tuscany, messa poi in liquidazione, a non sapere che c’è (o meglio c’era) un imprenditore pronto a metterci soldi? E perché quegli incontri che vengono confermati sia dall’imprenditore del nord che da quello pratese sono scomparsi dalle agende di Fidi Toscana e della Regione? Domande che ieri si ponevano i sindacati e che sono rimbalzate anche nei palazzi della città: in Comune e in Provincia. Anche loro si sono affidati a un comunicato stampa congiunto per esprimere la propria opinione sull’annuncio dell’imprenditore pratese. «La Mabro non ha bisogno di uomini della provvidenza né di colpi di scena, ma di un solido piano industriale sostenuto da imprenditori che abbiano voglia di metterci del proprio. In questo senso, siamo pienamente d’accordo con Andrea Barontini – scrivono – un socio non si trova al supermercato. Ma se c’è davvero ed è disposto ad affiancarlo nella gestione di Mabro che Barontini ce lo porti. Ci aspettiamo di incontrare qualcuno in carne ed ossa e con precise volontà di investire nel rilancio della produzione, senza emissari o castelli finanziari, ma con capitale e soldi veri e noi ci faremo carico di introdurlo nel territorio e con il sistema bancario locale, facendo tutto quanto è in nostro potere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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