La manifestazione
Cane intrappolato dal laccio illegale
“Mizar” ha rischiato di perdere l’uso della zampa La proprietaria: «Sentivo da lontano i guaiti strazianti»
GROSSETO. «Da lontano sentivo i suoi guaiti strazianti. Sul momento ho pensato che fosse stato ferito da qualche animale e invece l'ho trovato con la zampa bloccata dal laccio. Ho dovuto chiedere aiuto ad un vicino per liberarlo e con questa foto voglio testimoniare un sopruso che si ripete tutte le estati nel mio terreno. Sono esasperata, non ne posso più di questi cacciatori».
È un flusso di dolore e rabbia il racconto di Imma Giovannini, proprietaria del bed and breakfast Il Castellaccio al Saraggiolo, al confine tra le province di Grosseto e Siena nel comune di Santa Fiora. Il suo Mizar, un incrocio tra pastore maremmano e tedesco, dovrà essere operato alla zampa rimasta intrappolata in uno di quei marchingegni a scatto nei quali i cacciatori sperano rimangano incastrati altri tipi di prede. Il cane ha cinque anni «e un temperamento forte, ma tutt'ora zoppica ed è terrorizzato» dice la padrona prima di raccontare un precedente analogo. «L'anno scorso un altro dei miei cani rimase con il collo incastrato in una trappola simile. Lo trovò Mizar dopo quasi due giorni in quella posizione e lo salvammo a stento dalla morte». Al di là degli aspetti affettivi, Giovannini allarga il campo del suo malessere anche alla propria attività. «Io sono un'imprenditrice agricola, ho cavalli ed asini con i quali lavoro. Se durante un'escursione vengono azzoppati da queste trappole o colpiti dai proiettili vaganti per me è anche un danno economico». Oltretutto di lacci sono disseminati «anche quei sentieri percorsi quotidianamente dalle persone, non solo la parte più interna e nascosta del bosco. Io per prima ho rischiato più volte di rimetterci una mano o un piede». A nulla sono valse le numerose denunce presentate in questi anni. «La maggior parte sono cacciatori della zona, persone conosciute. Ma le stesse guardie forestali ammettono di non avere i mezzi per contrastare il fenomeno, almeno che non li colgano in flagranza».
L'episodio è la spia di un malcostume diffuso. Ne è testimonianza anche la polemica scoppiata al Giglio tra animalisti, con associazioni come la Lac che organizzano campi antibracconaggio alla ricerca di queste trappole illegali, e le istituzioni del luogo che pur condividendo le preoccupazioni non sembrano gradire queste “invasioni di campo”. Dal canto suo la signora Giovannini si limiterà a fare l'unica cosa in suo potere. «Recinterò tutti i miei terreni e pianterò dei cartelli. Ancora non so cosa scrivere, ma il messaggio dovrà far capire a queste persone che non sono gradite».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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