Il Tirreno

Grosseto

Valentini presidente... a tempo

di Lorenzo Santorelli
Valentini presidente... a tempo

«Fra un anno rimetterò il mandato, per far valutare i risultati». I fondi calano, si cercano nuovi soci

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GROSSETO. Dopo un mese di vacatio dalla scadenza del mandato del precedente consiglio d'amministrazione, la Fondazione Grosseto Cultura archivia la gestione targata Giampaola Pachetti e riparte da Loriano Valentini. Il passaggio di testimone avverrà ufficialmente il 16 maggio nel corso dell'assemblea dei soci, anche se è più corretto utilizzare il singolare, ma la squadra che per conto del Comune dovrà amministrare l'istituto musicale Palmiero Giannetti, il Museo di storia naturale della Maremma ed il Cedav - Centro documentazione arti visive è stata annunciata ieri dal sindaco Emilio Bonifazi alla presenza di tutti i neo consiglieri.

In attesa della formalizzazione delle nomine, sono tre le novità di rilievo che caratterizzeranno questo nuovo mandato. La prima è che il cda si impegna a presentare entro 60 giorni il progetto di gestione al consiglio comunale al quale spetterà poi il compito tra un anno, poiché entro aprile 2013 dovrà essere approvato il bilancio relativo all'ultimo esercizio, di esprimersi sul raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati.

«Rimetteremo il nostro mandato - afferma Valentini - per dare modo all'ente che ci ha nominati di valutare il nostro operato. Nelle istituzioni elettive sono i cittadini elettori ad avere questo potere mentre, in contesti come quello della Fondazione, crediamo che questo l'approccio eticamente migliore nei confronti delle istituzioni pubbliche». Gli altri due cambiamenti concernono invece gli aspetti economici della Fondazione. Quello dal più alto impatto simbolico, ma dalla minore incidenza, consiste nella rinuncia da parte di tutti i consiglieri dei compensi, compresi i 30 euro dei gettoni di presenza alle sedute del Cda. Niente in confronto alla riduzione dello stanziamento annuale annunciata dal sindaco Bonifazi.

«Non si tratta di un progressivo disimpegno da parte del socio fondatore nonché proprietario delle strutture gestite dalla Fondazione - premette il primo cittadino - però in un panorama caratterizzato da una costante riduzione delle risorse pubbliche, l'istituzione deve puntare ad un salto di qualità, imboccando con decisione la strada di una maggiore indipendenza dal Comune, prima di tutto finanziaria». Del resto è stato proprio il mancato reperimento di risorse extra municipali attraverso finanziatori privati o fondi europei e regionali ad esser stato rinfacciato al precedente cda, tanto che la stessa ragion d'essere della Fondazione è stata messa in dubbio da quanti preferirebbero un controllo diretto delle istituzioni culturali cittadine da parte del Comune. L'idea è quella di arrivare ad un finanziamento a metà tra pubblico e privato che, dando per scontata una riduzione dell'attuale budget complessivo di 450mila euro, dovrebbe comportare per l'amministrazione comunale un esborso di circa 150mila euro, un quarto rispetto allo stanziamento originario del 2008 quando fu creata la Fondazione. Tutti questi mutamenti nella fisionomia dell'ente, a partire dal subentro di eventuali nuovi soci, dovranno essere messi nero su bianco con la riscrittura dello statuto. «Cercheremo di ampliare il più possibile la platea dei partecipanti - spiega Valentini - puntando al coinvolgimento di altre istituzioni, delle rappresentanze economiche e anche delle singole forze». Quello che l'ex sindaco del capoluogo negli anni '90 definisce “un percorso costituente” dovrà portare al raggiungimento di due traguardi. «Aumentare la capacità di attrazione della città ed inserirla in circuiti più vasti». Valentini, che si dice “onorato di servire Grosseto”, dovrà convincere anche quei consiglieri recalcitranti alla sua nomina. Il giorno precedente l'annuncio del nuovo cda, Bonifazi ne ha tastato il polso in un incontro riservato e le argomentazioni del sindaco sembrerebbero averne placato i malumori. Almeno fino a quando in consiglio comunale non si giocherà la partita più ostica della riorganizzazione di tutte le società partecipate con l'approvazione della delibera quadro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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