Sicurezza
Piange il Pdl, regge il Pd, sorride il Psi
Il giorno dopo il voto nei tre Comuni, i due blocchi tradizionali hanno numerosi motivi per riflettere
GROSSETO. In provincia di Grosseto il voto riguardava solo 3 comuni su 28. Il test elettorale, però, ha assunto connotati significativi. Sì, perché a Campagnatico e a Manciano, alle penultime consultazioni, gli elettori avevano scelto il centrodestra. Adesso su entrambi i municipi sventola un'altra bandiera. Il Psi - azzeccando tutte le alleanze - ha rischiato addirittura di fare l'en-plein: Seccarecci con Camilli a Pitigliano, Brilli con Ricciardi a Campagnatico e Bulgarini con Mecarozzi a Manciano, dove ci sarà certamente un riconteggio delle schede.
Benino il Pd. Ma poteva fare meglio nella città del tufo. Lo dicono anche i dirigenti grossetani del partito. Qui la gestione della fase pre-elettorale è stata masochista e alla fine la lista “ufficiale”, quella guidata da Ferri e sostenuta dai vari Marras, Sani, Bramerini, Pinzuti, è naufragata come da pronostico della vigilia. Tanto che il segretario Savelli si è dimesso. Il Pd potrebbe ripartire da Emilio Celata e Francesco Orsini, che non a caso stavano con Camilli. La Sinistra raccoglie solo un centinaio di voti a Campagnatico, 188 preferenze con Daniele Pratesi a Manciano (nella lista di Galli), mentre a Pitigliano tracolla con Ferri. In Maremma, ormai ci sono prove e riprove, Sel pare ottenere risultati solo se sta nel centrosinistra, altrimenti abbaia alla luna.
Debacle Pdl. La sconfitta che pesa di più al partito che fu di Silvio Berlusconi è certamente quella di Campagnatico, comune storicamente moderato. Le vicissitudini giudiziarie di Pesucci, il mancato impegno degli amministratori uscenti Tistarelli e Grisanti e la dispersione di liste di area hanno solo aggravato il risultato. La sensazione è che i cittadini volessero un cambiamento, una “liberazione”. Neppure Manciano ha regalato niente al Pdl. Perso Giulio Detti (potenziale capolista) nei mesi scorsi, Roberto Denei si è fermato al 10%. L'unica magra soddisfazione: aver contribuito alla sconfitta di Mecarozzi. Infine Pitigliano, dove ha pagato il fiuto dei notabili locali e del coordinamento provinciale. Positiva la scelta civica di stare con Camilli e mollare Tina Lazzeri.
Al netto dei successi ottenuti a Manciano e Campagnatico da alleanze guidate dal Pd, la sensazione, anche in Maremma, è che il sistema dei partiti sia in difficoltà. Non può essere un caso che certi risultati numerici li abbiano ottenuti candidati indipendenti, terzi. Un indipendente come Giovanni Quadalti ha fatto la differenza ad Arcille a vantaggio di Ricciardi. Idem Giulio Detti a Manciano. Marco Galli vince grazie agli exploit dei neo-acquisti, persone che nulla hanno a che vedere col Pd: Detti, appunto, e la Tripodi.
Il caso Cinque Stelle. Il movimento era presente solo a Pitigliano dove porta il giovane Lorenzo Olivotto in consiglio. Sarebbe stato interessante misurarne la consistenza anche a Campagnatico e Manciano. Grillo, peraltro, pesca su entrambi i bacini. L'ultima riflessione riguarda l'affluenza: 6 punti in meno a Campagnatico (84,9 nel 2007, 78,6 oggi). Peggio ancora a Manciano, dove si era votato solo tre anni fa, con una partecipazione dell'81,8. Oggi siamo al 73,7% (-8 punti). Trend simile a Pitigliano con un 81% cinque anni fa contro il 76% di adesso.
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