Attenzione
Mabro, la fine è vicina Duecento senza lavoro
Dopo quindici mesi il salvataggio della fabbrica di abiti è al capolinea. Le operaie accusano la Regione: doveva trovare il socio finanziario, non l’ha fatto
GROSSETO. Quindici mesi fatti di giorni uno come l’altro, la speranza di rimettersi alla macchina da cucire, alle presse, al bancone del taglio. Le vestaglie azzurre della Mabro, ieri, sono scese di nuovo in piazza. Questa volta rivendicano un diritto, lo stipendio. «Sì, ma non vogliamo più assistenza - dicono - vogliamo lavoro, vogliamo essere produttive». Tra gli oltre 200 dipendenti della grande fabbrica di abbigliamento alle porte di Grosseto non ci sono cicale, ma tante formiche operose. Che ormai lottano ogni giorno tra certezze e paura. «La certezza è quella di essere state lasciate sole - dicono - dalla Regione, soprattutto». La paura è quella che il cancello che si apre su via Senese possa essere chiuso per sempre.
Una rappresentanza dei lavoratori ieri ha seguito i loro rappresentanti della Cgil e uno dei due della Cisl. Hanno occupato piazza Dante, con gli striscioni. Ma le loro facce erano ormai una maschera di sconfitta. Eppure, vale ancora la pena combattere nonostante che le tante promesse fatte ad Andrea Barontini, il patron dell’azienda, non siano state mantenute. «Fidi Toscana e la Regione devono trovare il partner finanziario che sostenga questo progetto - dicono - come avevano promesso quindici mesi fa». Un partner che però, la scorsa settimana, ancora non c’era. O non c’era più.
La cassa integrazione chiesta sulla base di un piano industriale che prevede, almeno sulla carta, cento esuberi, non è stata ancora deliberata. E gli stipendi arrivano in ritardo.
Il sindaco Emilio Bonifazi e il presidente della Provincia Leonardo Marras si sono trovati di nuovo faccia a faccia con quelle donne, tante delle quali sole, con figli da mantenere e mutui da pagare. «Per ora ci sono solo quattrocento capi su misura - dicono - ma di commesse si parla e non si parla». Il quadro della situazione, Andrea Barontini, lo farà stasera, nell’incontro con le rsu dell’azienda. Il progetto c’è, quello che manca sono i soldi. E anche il lavoro. E la richiesta delle donne della Mabro ieri, è stata sposata dalle istituzioni. Marras alla fine della riunione ha chiamato il presidente Enrico Rossi per fissare un appuntamento. Ma il clima, è cambiato poco. Appena fuori da palazzo Aldobrandeschi, le vestaglie azzurre hanno ripreso in mano i loro striscioni. La loro amarezza era tutta concentrata su quel lembo di lenzuolo: «Rossi dove sei? Siamo stati lasciati soli». La musica, all’ex Mabro è cambiata. Barontini da solo difficilmente ce la farà a portare avanti l’azienda. Le donne lo sanno e lo sanno anche le istituzioni grossetane. «Ora ci diamo novanta giorni di tempo - dice Marras - per trovare un investitore. Altrimenti, poi dobbiamo cercare un’altra soluzione».
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