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IL CASO DI UN’AZIENDA MAREMMANA
CASTEL DEL PIANO. Dal buio alla luce, dal tunnel alla rinascita. Per una volta la cronaca non racconta di tristi storie di evasioni e fallimenti che pesano come una cappa di piombo sulle storie di...
CASTEL DEL PIANO. Dal buio alla luce, dal tunnel alla rinascita. Per una volta la cronaca non racconta di tristi storie di evasioni e fallimenti che pesano come una cappa di piombo sulle storie di molti piccoli imprenditori italiani. Dall’Amiata ecco spuntare la storia esemplare di chi non “molla” e ce la mette tutto per sbarcare il lunario, a costo di sacrificare le proprie tasche. Perché se in un anno, come dicono le cronache, si contano 3050 suicidi, c’è chi tenta a tutti i costi un difficile riscatto dal tunnel, e lo fa in un senso contrario al destino. Vedi nero? Costruisci la luce.
Costruire luci per uscire dal buio della crisi, puntare sull'ultima generazione di lampadari a led, appliques innovative e faretti da incasso per reinventarsi un futuro meno nero e meno spettrale. È questo il contrappasso di un imprenditore amiatino, Stefano Fazzi, 52 anni, che strangolato dalle banche ha pensato di riciclarsi e riconvertire la sua produzione (un tempo fondata sulla meccanica per auto) in un'innovativa progettazione di luci per case e uffici, per scalare un mercato di nicchia finora inesplorato.
Per non pesar troppo sui lavoratori - tanto più - l'imprenditore ha deciso di vendere una casa di famiglia per pagare i dipendenti, facendo "cassa" con le proprie cose. Pochi sacrifici per loro e molti di più per se stesso: a quel punto - venduta la casa - gli stipendi sono stati assicurati, anche se c'è stato bisogno di chiedere comprensione, pazienza e sforzi comuni a famiglia e lavoratori.
La storia inizia da lontano. Molti anni fa l'azienda Fazzi snc - a dimensione familiare - sorge a Castel del Piano per volontà del nonno di Stefano, e poi del padre.
«Io vengo da una famiglia di meccanici - racconta l’attuale titolare, nipote del fondatore - Col tempo ne eredito la struttura e decido di portarla avanti». Negli anni '80 l’imprenditore, una volta preso il testimone, trasforma l'azienda da bottega artigiana in un'impresa ben più strutturata; «faccio investimenti e punto sulle tecnologie». Il settore è quello dell'auto-motiv, ramo della meccanica fondato sulla costruzione di ricambi. «All’epoca lavoravamo molto con la Piaggio nel settore degli scooter; costruivamo parti del motore». Ma oltre alle due ruote la produzione inglobando anche auto. Con gli anni però i venti dell'economia "emigrano" a est e la Piaggio, per ottimizzare, delocalizza la produzione in Cina e India. Per la piccola azienda amiatina, che all'epoca conta 18 dipendenti, è un colpo durissimo, l'inizio del tunnel a cui anni dopo concorrerà un altro ben più pesante: la crisi mondiale dei mercati. «Quella sì ci mette in ginocchio» e la piccola azienda, uno dei fiori all’occhiello dell’economia amiatina, è costretta a licenziare la maggior parte dei dipendenti: 14 su 18. Ne restano quattro, i fatturati scendono di un quarto. Le banche strangolano l'accesso al credito e non vengono più incontro alla piccola e media imprenditoria, che un po' ovunque, ma tanto più nelle zone periferiche, si trova in difficoltà. Succede a questa come a migliaia di altre aziende italiane, e a decine di altre aziende amiatine. «Mi trovai asfissiato». Ma a quel punto ecco il riscatto.
Per mantenere almeno 4 posti di lavoro e pagare gli stipendi Fazzi, anziché “scappare” dalla crisi, la guarda in faccia e vende la casa dei propri genitori; un gesto nobile per salvare il salvabile. Quindi si ricicla. Ttenta una sorta di miniriconversione industriale, nata per puro caso da un'abilità speciale. «Un giorno stavo mettendo su casa e mi serviva un tipo di luce che non trovavo in nessun negozio. Allora me la sono costruita da solo: era una lampada da muro che mi sono auto-fabbricato. E siccome mi era venuta bene da quel momento ne ha fatto un lavoro». Dalla meccanica per auto all’illuminazione a led, l’imprenditore fonda il marchio “Stella design” e coi proventi della casa investe sul futuro, suo e dei propri lavoratori. Lavora con quattro dipendenti, la moglie e la figlia (giovanissima e laureata in design industriale), tutti riciclati in novelli “operai della luce”. E con l’ingegno e molti sacrifici personali, «ci sto provando».
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