Il Tirreno

Grosseto

È bufera sui cibi per malati Ora costano 6 volte di più

di Elisabetta Giorgi
È bufera sui cibi per malati Ora costano 6 volte di più

Pasta, pane, riso e biscotti per pazienti affetti da malattie renali: dal 2 maggio scorso sono in vendita nelle farmacie comunali a prezzi superiori che in passato. Cittadini infuriati. L’Asl: «Provvederemo»

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GROSSETO. Pasta, pane, tagliatelle, penne e riso "speciali" e venduti a peso d'oro, o quasi. Dal 2 maggio a Grosseto la vendita dei cibi per pazienti malati di reni è stata affidata in concessione alle farmacie comunali, ma i prodotti costano sei volte più che in passato. «Bella trovata», ironizza Tiziana Rossi, una paziente infuriata. E in effetti l'aumento di prezzo è stato una doccia fredda per i tanti grossetani affetti da patologie nefrologiche, che se finora si approvvigionavano nella farmacia interna dell'Asl in via Genova in cui gli alimenti erano "passati" gratis, ora devono fare la spesa nelle farmacie comunali in cui possono sì esibire un buono mensile da 52 euro, ma a fronte di un sostanzioso rincaro dei prodotti che riduce il potere d’acquisto dei voucher.

Nelle farmacie comunali confermano il problema. Il servizio è partito il 2 maggio dopo un accordo firmato a marzo, «ma l'Asl - spiega la titolare della struttura di via Emilia - non ci ha comunicato il numero di pazienti affetti da queste patologie, per cui ci siamo trovati un po' spiazzati e senza avere idea di quante scorte di cibo ordinare dalle ditte e vendere ai clienti». I farmacisti hanno dovuto iniziare una sorta di mappatura dei malati di reni, che si aggiorna di giorno in giorno in base alle richieste....

Ma quanto costano i prodotti di questo tipo? Un pacco di tagliatelle da 250 grammi, che prima in via Genova aveva un costo bassissimo ed era comunque passato a zero-centesimi, ora nelle farmacie comunali si vende a 3,64 euro euro. Il paziente può usare il buono mensile, che però è meno “spendibile” rispetto agli antichi parametri. Tutto questo è frutto di un accordo tra l’Asl 9 e la Cispes (il sindacato dei farmacisti pubblici), mentre la Urpfar (il sindacato dei farmacisti privati) si è chiamata fuori non giudicando il patto sufficientemente remunerativo. In questo modo l'Asl 9 si è liberata di un servizio interno esternalizzandolo. Ma c come non sono contenti i pazienti, non lo sono neppure i farmacisti. Se i “privati” hanno disertato, neppure i “pubblici” sono sereni. «In effetti - spiega Rino Sarcoli, direttore delle Farmacie comunali - noi abbiamo firmato l'accordo consapevoli di non avere un buon margine di guadagno: un pacco di pasta venduto al pubblico a 3,64 euro, noi lo paghiamo dalla casa madre 3 euro. Ma lo facciamo per fare un servizio sociale. Ovvio che anche noi, se la ditta madre non ci venderà il prodotto a un prezzo inferiore, non ce la faremo a lungo...».

L'Asl, dal canto suo, ammette le difficoltà per i pazienti, punta a migliorare il tutto e, prendendo atto delle proteste, spiega che «gli alimenti di questo tipo resteranno disponibili al punto di distribuzione farmaci dell'ospedale Misericordia e, da lunedì prossimo, anche negli altri punti territoriali della Asl 9 dove possono essere ritirati secondo le modalità consuete. Nel frattempo stiamo cercando di definire accordi con le rappresentanze sindacali delle farmacie per calibrare meglio il servizio, sia sul fronte della disponibilità del materiale che sui costi». In corso di valutazione anche contatti con la grande distribuzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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