Il Tirreno

Grosseto

Cascatelle, dopo i batteri niente controlli

di Francesca Ferri
Cascatelle, dopo i batteri niente controlli

Per anni il Gorello è stato contaminato. Ora che le analisi non sono più d’ufficio, il Comune non le ha più richieste

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MANCIANO. Continua a bollire in pentola la questione dell’acqua termale a Manciano. Dopo l’inchiesta di Report sul canone che Terme di Saturnia spa paga al Comune per lo sfruttamento della sorgente termale, sproporzionatamente basso rispetto al fatturato dell’azienda (60mila euro a fronte di 20 milioni di fatturato), nel mirino finiscono le cascatelle del Gorello.

Il sito si trova a valle della sorgente termale – che è poi la piscina grande del lussuoso resort – ed è alimentato dal torrente Gorello che dalla sorgente percorre mezzo chilometro prima di tuffarsi nelle cascate. Un luogo suggestivo, bellissimo e dal non secondario vantaggio di essere ad accesso gratuito e perciò meta di orde di turisti da ogni dove. Ma chi controlla le cascatelle?

Il quesito non è posto a caso perché le analisi sulle sue acque, da due anni a questa parte, non sono più obbligatorie. Non rientrano, cioè, tra le attività istituzionali obbligatorie, quelle che l’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, svolge necessariamente e per le quali viene pagata dalla Regione.

L’Arpat spiega che secondo la legge regionale 30 del 2009, approvata nella sua versione attuale nel 2010, l’analisi dell’acqua del torrente Gorello rientra tra le attività “istituzionali non obbligatorie” (Ino), cioè quelle attività che l’Agenzia può svolgere su richiesta degli enti locali –il Comune – ma devono essere pagate direttamente dall’ente di tasca propria. Non sono più, insomma, a carico della Regione. E devono, inoltre, essere inserite nel piano delle attività dell’Arpat, la cui programmazione parte ad agosto.

Per farla breve, all’Arpat, al momento, non risulta che il monitoraggio del Gorello sia stato inserito nella programmazione del 2012, dunque quest’anno niente analisi da parte dell’organismo preposto.

Il che provoca qualche imbarazzo, almeno in chi non ha la memoria corta. Per anni, infatti, il torrente Gorello è risultato contaminato da “bestiacce” come l’escherichia coli, il batterio che segnala che l’acqua è contaminata dalle feci, e di enterococco intestinale, un “collega” non esattamente indicatore di pulizia. Due anni fa un prelievo segnalò anche la presenza di salmonella.

Per questo, da almeno gli anni Novanta, le amministrazioni che si sono succedute alla guida di Manciano hanno emesso diverse ordinanze di divieto di balneazione. Divieto puntualmente ignorato dai bagnanti, come ricorda l’ex vicesindaco Daniele Pratesi, in carica dal 1999 al 2009. «Il cartello veniva messo la sera - spiega Pratesi - e divelto la notte. La mattina già non c’era più. Abbiamo provato a recintare la zona per chiuderla al pubblico ma scoppiò un putiferio». Le cascate piacciono troppo, a quanto pare, tanto da valere il rischio di una diarrea o qualche altro disturbo.

Sulle cause dell’inquinamento, Pratesi spiega che «probabilmente nel suo percorso lungo i campi le acqua di scolo dei campi e della strada finiscono per contaminare il Gorello». Da capire come faccia un batterio intestinale ad andarsene a zonzo nei campi prima di tuffarsi nel Gorello.

Ad ogni modo, non è questo l’unico problema delle cascatelle. L’altro aspetto allarmante è che la zona non è sorvegliata e se questo non costituisce requisito sufficiente per il divieto di balneazione, è pur vero che è un elemento di disturbo in più alla tranquillità dei frequentatori.

Tornando alla questione della contaminazione dell’acqua, fortuna che i controlli sono continuati. Dal 2008 al 2010 sono proseguiti in virtù di una convenzione fra Arpat e Comune. Nel 2010, in particolare, l’Arpat ne ha fatto uno al mese nel periodo da aprile a settembre. La quantità di coli è sempre risultata regolare, anche se in un caso, come detto, i laboratori hanno individuato la salmonella. Eppure in quel periodo, visti i risultati collezionati fino ad allora, vigeva un’ordinanza di divieto della balneazione emessa all’inizio dell’estate del 2010.

L’ultimo prelievo, eseguito alla fine di agosto del 2011 e trasmesso al Comune di Manciano il 10 novembre successivo, riportava finalmente una situazione completamente nella norma. A monte della cascatella l’escherichia coli, che per legge nel caso di un fiumiciattolo come il Gorello non deve superare il valore soglia di 1.000 unità formanti colonia ogni 100 millilitri, era a livello di 110/100 ml; l’enterococco, la cui concentrazione, sempre in questo caso, deve essere inferiore a 100, risultava a 7. Il prelievo fatto a valle delle cascatelle segnalava rispettivamente 11 e 18.

Insomma, una qualità dell’acqua che, secondo i parametri ufficiali, è classificabile come “buona”, ovvero nella quale «la presenza di microinquinanti, di sintesi e non di sintesi, è in concentrazioni da non comportare effetti a breve e lungo termine sulle comunità biologiche associate al corpo idrico di riferimento». Tanto basta al Comune, dopo un passato “sporco”, per decidere che i soldi necessari alle analisi possano essere “risparmiati”? La decisione spetta ai neoamministratori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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