Sicurezza
«Picchiata per anni da mio marito» l’incubo di una donna
Colombiana, madre di due figlie, attende il processo per la separazione: «Mi ha anche fatto abortire»
GROSSETO. «Ero al quarto mese di gravidanza della nostra prima figlia. Durante una discussione mio marito iniziò ad insultarmi pesantemente e sferrare calci sul mio pancione. Intervenne anche sua madre che invece di prendere le mie difese mi spaccò il vaso di una pianta in testa. Un’altra volta dovetti scappare da lui con la bambina più piccola tra le braccia. Lei rideva perché pensava giocassimo. Mia figlia più grande invece si mise in mezzo gridando “basta, lascia stare mamma”». Nonostante la crudezza delle parole, quella che racconta la donna è una storia d’amore.
Un sentimento cieco, irrancidito da vessazioni e brutalità, che però da anni tiene indissolubilmente legati vittima ed aguzzino. «Ogni volta pensavo che le cose potessero cambiare e puntualmente ero costretta a tornare al pronto soccorso. Ormai i dottori mi conoscevano. “Signora aspetta di morire prima di allontanarsi da suo marito?” mi chiedevano. Io l’ho denunciato tante volte, sono intervenuti sia i carabinieri sia la polizia. Ma lui non ha passato nemmeno una notte in carcere».
La donna è una colombiana di 38 anni, madre di due figlie minori. Cresciuta in una famiglia numerosa ma economicamente agiata, nel 1999 lavorava come rappresentante quando conobbe in Colombia quello che sarebbe diventato suo marito, un grossetano che all’epoca aveva 30 anni ed era in vacanza con gli amici. Tra i due scocca la classica scintilla e la donna decide di venire in Italia, dove da anni vivono alcuni parenti, per testare la consistenza del loro sentimento. Il grossetano è di famiglia benestante e la coppia instaura anche un rapporto commerciale, iniziando a girare i mercati della Toscana.
«Dovevamo svegliarci alle 3, il lavoro era pesante ma l’amore rende sopportabile ogni fatica». La relazione comincia a mostrare i primi segni di cedimento quando lei rimase incinta per la prima volta undici anni fa. «Mi costrinse ad abortire ed il giorno dopo ero già a lavoro. Per qualsiasi pretesto mi picchiava ed insultava». A dispetto di ciò, i due si sposano in Comune.
«Io ero clandestina. Poche ore dopo le nozze lui mi disse che lo aveva fatto solo per regolarizzare la mia posizione ma, in realtà, non mi voleva con sé». Ingiurie e maltrattamenti hanno la complicità anche della suocera e del cognato della donna. «Il fratello di mio marito quando era con noi provava sempre a toccarmi. Una sera mi ribellai e, dopo avermi picchiata, lui e mio marito mi abbandonarono in una stradina di campagna. La madre è sempre stata dalla loro parte. È una signora anziana ma negli anni mi ha rovesciato piatti di minestra calda in testa, tirato oggetti, schiaffeggiato. Io non potevo reagire perché se le avessi fatto male avrei peggiorato la mia situazione». Un contesto infernale nel quale continua ad alimentarsi un sentimento perverso costellato di scatti d’ira e gesti affettuosi che, qualche anno fa, ha il coronamento con la nascita della prima figlia.
«Eppure dovetti trascorrere la gravidanza in pellegrinaggi di fortuna, rischiando anche la paralisi alle gambe perché ero debilitata. Ma il giorno del parto cesareo mio marito si presentò in ospedale con un fiocco colorato. Per l’ennesima volta tornai a vivere con lui». Altri anni trascorsi tra prevaricazioni, offese, corsie d’ospedale e depressione. La donna prova ad allontanarsi dal marito, comincia una relazione con un altro uomo ma poi ricasca nelle sue debolezze e rimane incinta per la seconda volta.
Gli esposti vengono ritirati, l’iter per la separazione si blocca. Dopo alcuni mesi però la donna fugge in Colombia con la figlia più grande e l’altra nel grembo. Il marito, che ha comprato casa anche lì, la raggiunge e denuncia per sottrazione di minori.
Costretta a tornare nel nostro paese per sottoporsi al processo, è ospite di alcuni amici ma non ha un lavoro. Per questo motivo le bambine al momento vivono con il padre. «I genitori non sono ancora separati ed entrambi hanno la potestà – spiega l’avvocato Stelio Pugi - a novembre ho presentato la nuova istanza di separazione e la prima udienza è fissata a settembre. Prima di allora la mia assistita potrà vedere le figlie solo ogni quindici giorni in “incontri protetti”, ovvero affiancata dagli assistenti sociali».
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