Il Tirreno

Grosseto

Presidenza e direzione una Fondazione spinosa

di Lorenzo Santorelli
Presidenza e direzione una Fondazione spinosa

La bufera dentro al Pd legata ai nomi e alla gestione delle partecipate Domani l’incontro degli otto dissidenti, già pronta la mozione per il consiglio

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GROSSETO. Se la Fondazione Grosseto Cultura dovesse continuare la propria attività, non sarebbero solo i rinnovi del cda e della presidenza i nodi da sciogliere. Sulla figura dell'ex direttore generale, Alessandro Capitani, si è infatti consumato uno scontro a colpi di email con l'assessore al personale, Arsenio Carosi. Quest'ultimo tra febbraio e marzo avrebbe sondato Capitani, che è dirigente comunale agli affari generali e quindi dipendente del municipio, sulla disponibilità a ricoprire altri incarichi nell'ambito della mobilità interna.

L'approvazione del bilancio era alle porte, come poi è avvenuto secondo previsioni il 2 aprile, e con quell'atto sarebbe formalmente scaduto il mandato del primo cda targato Pachetti. Lo statuto della Fondazione non prevede un limite tassativo per il direttore generale, al contrario dei membri del cda che “restano in carica 3 anni e sono rieleggibili” e, tra i vari compiti, annoverano “la nomina del direttore generale della Fondazione, determinandone compiti, poteri, durata, inquadramento, compensi”. Ma una scadenza nero su bianco non esiste “perché viene dato per scontato che durata del suo incarico coincida con quella del cda”, spiega la presidente uscente Giampaola Pachetti. Un automatismo che non deve esser stato ritenuto tale da Carosi che avrebbe voluto prevenire ogni disguido, anche in ottica di un cambiamento del cda come dovrà avvenire, assegnando a Capitani un'altra posizione amministrativa. La replica del dirigente comunale sarebbe stata piccata e sarebbe scaturito un vivace scambio dialettico con l'assessore attraverso email dai contenuti incandescenti.

Ai primi di marzo Capitani ha optato per il passo indietro rassegnando le dimissioni che però il cda ha respinto. «Se non ci sono motivazioni gravi si tratta di un gesto di buona educazione istituzionale – aggiunge Pachetti – oltretutto nel merito non credevamo che dovesse dimettersi». Del resto il destino della Fondazione non era, e non è, segnato, perciò se il vecchio cda fosse stato rinnovato non avrebbero avuto senso le dimissioni del direttore generale. Capitani però è irremovibile e così ai consiglieri non resta che prendere atto della sua decisione. «Ci disse che era dettata da motivi personali e da allora ho assunto io l'interim della direzione generale». Quale dovrà essere la sorte della Fondazione è il busillis che, insieme al ragionamento complessivo sulle società partecipate, sta squassando il Pd. Se da una parte ci sono il sindaco Emilio Bonifazi e l'assessore alla cultura Giovanna Stellini che spingono per un suo mantenimento in vita, dall'altra otto consiglieri democratici (Biagio D'Alise, Maria Chiara Daviddi, Stefania Laurenti, Lorenzo Mascagni, Pietro Migliaccio, Daniela Piandelaghi, Mara Quercioli e Riccardo Tinacci), ai quali si sarebbe aggiunto l' “appoggio esterno” di Veronica Tancredi, sono pronti a presentare una mozione che chiede di “aprire una riflessione” sulle partecipate. I dissidenti a loro volta si suddividono tra quelli che puntano riportare l'istituto musicale Giannetti, il museo di storia naturale ed il Cedav sotto la gestione diretta del Comune, e gli altri che invece non vogliono staccare la spina alla Fondazione ma si oppongono alla nomina come presidente di Loriano Valentini. In mezzo a questi tre fuochi è finito il segretario del Pd cittadino, Roberto Panfi, sponsor di Valentini, che ha annunciato le sue dimissioni da capogruppo in consiglio. Una decisione nell'aria ma concretizzatasi con un comunicato stampa che, per la tempistica, ha colto molti di sorpresa. Panfi ed il sindaco Bonifazi si trincerano dietro il silenzio, ma per la successione al ruolo di capogruppo si fanno i nomi di Mascagni, Laurenti e Migliaccio, mentre al vertice della Fondazione il profilo che accontenterebbe anche i più critici è quello dell'ex consigliere Francesca Marri. Domani è prevista una riunione che dovrebbe scoprire le carte in tavola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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