Il dolore
Il carabiniere che piange sua figlia e sua nipote
Igino, padre di Valentina e zio di Martina, è a Pitigliano: «Non ho più nulla» Parata di militari all’obitorio di Montefiascone per stringersi intorno al collega
SORANO. «Non mi è rimasto più nulla». La voce di Igino Floriani, il babbo di Valentina, è poco più di un sospiro, è quasi impercettibile. Dai suoi occhi scendono lacrime silenziose, composte. Lui è un appuntato del nucleo operativo radiomobile di Pitigliano. Un comando segnato, a un anno di distanza, da un’altra tragedia, di quelle che sono difficili da raccontare. Nella strage di sabato notte ha visto morire sua figlia, Valentina e sua nipote Martina. Due ragazze di appena vent’anni, facce sorridenti, foto sui profili di Facebook scanzonate. Andavano a ballare, andavano a divertirsi. La preoccupazione di Igino, carabiniere originario di Rieti, era la stessa preoccupazione di quella di tutti i genitori che la notte hanno figli fuori. Il suo dolore, ieri, era lo stesso di quello della mamma e del babbo di Martina, suoi cognati. Lo stesso dei genitori di Alexandra, di Rachele, di Serhiy.
I carabinieri di Pitigliano, i militari della caserma di Sorano e quelli del comando provinciale, colonnello Carpenteri in testa, hanno coperto ieri mattina quelle decine di chilometri di dolore con il quale è lastricata la strada tra le caserme e l’obitorio di Montefiascone. «Non potevamo fare altro che questo - dice il comandante provinciale Rocco Carpenteri - ci siamo stretti intorno a quelle due famiglie, a quella del nostro collega, ai suoi parenti». L’appuntato che da Rieti era arrivato a Sorano dove si era sposato e aveva avuto quelle due figlie, Valentina e Camilla, ha lavorato a Porto Santo Stefano, poi a Manciano. Da qualche anno era tornato a Pitigliano, al norm. «In un reparto dove i nostri militari hanno a che fare sempre con incidenti terribili - dice il colonnello - facendosi sempre forza, senza pensare che tragedie come questa possono capitare anche a noi». Igino è stato vicino a tante famiglie, nel momento del loro dolore. Era sotto choc l’anno scorso, quando uscì dalla caserma di Pitigliano, chiamato dai colleghi di Saturnia dopo il pestaggio del rave di Sovana. Per terra c’erano i suoi colleghi, Domenico Marino, che ha perso un occhio e Antonio Santarelli, che è in coma irreversibile in una clinica di Chieti. Non si dava pace per quella tragedia, ora è costretto a sopravvivere alla morte di sua figlia, a quella di sua nipote, a nutrire speranza per gli altri tre ragazzi che erano sulla stessa auto sulla quale Valentina e Martina sono morte.
Una parata di divise ieri ha fatto la spola tra la Toscana e il Lazio. Su quella strada, quella della Commenda, cambia anche regione. E quell’abbraccio di mostrine e bande rosse, ieri, ha commosso chi era davanti all’obitorio allestito al cimitero di Montefiascone, dove sono arrivati gli amici delle due ragazze, i parenti e tantissimi carabinieri. Che oggi parteciperanno ai funerali delle due ragazze, nella chiesa di San Nicola, pronti, subito dopo, a salire di nuovo sulle loro gazzelle, ognuno assegnato al loro reparto. Perché di loro ha bisogno Igino e la sua famiglia, ma anche tutta la comunità.
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