Gioco
Citazione per il caso Girasole Altri 25mila euro in spese legali
FOLLONICA. Altri venticinque mila euro per delle spese legali: il Comune di Follonica costretto a impegnare soldi pubblici per difendersi dalle accuse di alcuni soci del villaggio Il Girasole. Non...
FOLLONICA. Altri venticinque mila euro per delle spese legali: il Comune di Follonica costretto a impegnare soldi pubblici per difendersi dalle accuse di alcuni soci del villaggio Il Girasole.
Non sarà un’amministrazione, quella di Follonica, che investe tanto denaro nelle consulenze esterne (come asserito dall’assessore al patrimonio Donatella Rapezzi), ma di fatto i fondi che servono per cause, ricorsi e difese legali sono veramente tanti. Ultimi in ordine di tempo i 25mila euro che il Comune ha impegnato per i compensi degli avvocati (esterni all’organico comunale) che dovranno occuparsi della citazione in giudizio promossa da 16 soci del Il Girasole, corredata da una richiesta di risarcimento danni pari a circa 22milioni di euro.
Ad essere chiamati di fronte al giudice l’amministrazione follonichese e due suoi dirigenti, nello specifico Paolo Marelli a capo dei servizi finanziari e Domenico Melone (settore urbanistico), oltre ad un elenco di professionisti della zona. La loro colpa? «Aver revocato l'agibilità a 28 unità abitative, consentendo al resto della struttura turistica di riaprire e provocando quindi una disparità di trattamento e di guadagni», così riportano le carte oltre a «gravi omissioni e o attività illegittime» nella gestione dell’intera questione. La vicenda riguarda appunto la struttura turistica di Pratoranieri (unica a funzionare regolarmente la passata stagione) Il Girasole: nello specifico alcuni proprietari di quote dell’immobile che negli anni passati per via dei provvedimenti messi in atto dall’amministrazione non hanno potuto usufruire della struttura.
Tutto ruota (come per il Mare Sì e per il Veliero) sul fatto che quei bungalow non sono seconde case ma parte integrante di una gestione unitaria di un villaggio turistico. Per 28 di queste unità abitative (delle quali appunto i 16 soci credevano di essere proprietari), mentre nel 2008 veniva revocata l’ordinanza che impediva l’agibilità del villaggio, continuava a pendere quell’atto e una causa penale per abuso edilizio. Le 28 persone in questione infatti non accettarono all’epoca di accordarsi con l’amministrazione allora guidata da Claudio Saragosa. Poi nel 2010 il sindaco Eleonora Baldi riuscì a trovare un accordo procedimentale che mise tutti in sintonia: anche quei 28 infatti firmarono l’atto che consentì al villaggio di funzionare a pieno regime. Poi nel marzo nel 2012 la doccia fredda: in Comune viene recapitato un fascicolo con il quale i legali di 16 soci dei famosi 28, citavano in giudizio la stessa amministrazione e due suoi dirigenti. Quindi anche dove si pensava di aver messo un punto definitivo non finiscono le beghe legali: così altri 25mila euro dei soldi pubblici verranno destinati ad una causa legale. (p.v.)
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