Il Tirreno

Grosseto

Violentata nel bagno

Il convivente condannato a 4 anni: l’aveva minacciata anche con un coltello

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SCARLINO. Si sono parlati dopo la sentenza. Qualche minuto in una saletta prima che il cellulare lo riportasse in carcere. Lui e la ex convivente: lei lo aveva accusato di averla maltrattata e violentata sotto la minaccia di un coltello, lei con le sue parole ha indotto prima la Procura ad aprire un procedimento penale e poi i giudici a emettere una sentenza di condanna: 4 anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, interdizione in perpetuo dagli uffici di tutela e curatela, la perdita al diritto agli alimenti e l’esclusione dalla successione della persona offesa.

Una pena dura per lui, cittadino serbo quarantenne anche se mitigata rispetto ai 6 anni chiesti dal pm D’Amelio al termine del procedimento, apertosi l’altra udienza proprio con la testimonianza della ex, più giovane di quattro anni, nazionalità ucraina: difficile per lei ricordare tutti i particolari, specie quelli delle violenze, come se fossero rimossi dalla sua memoria. Lei ha parlato di scenate di gelosia che si scatenavano tutte le volte che per motivi di lavoro lei si doveva assentare da casa, essendo dipendente di un locale pubblico, anche nei giorni di festa. Ha detto che non credeva a quanto le avevano detto in paese sul conto del suo uomo fino a che la situazione era precipitata. Era il 2011.

Prima i pugni e il colpo vibrato con il coltello. Poi una manata alla donna che non acconsentiva a sottostare a rapporti sessuali. Poi l’episodio principale, nel maggio, quando la donna sarebbe stata trascinata nel bagno, denudata e costretta a rapporti sessuali sotto la minaccia di un coltello puntato alla gola: «O tu fai per bene o ti ammazzo». Botte, anche, ripetute tre giorni dopo quando la donna sarebbe stata sbattuta contro un armadio e si sarebbe vista coprire il viso con il cuscino fino a privarla quasi del respiro. «O smetti di piangere o ti ammazzo».

Era partita la denuncia, erano intervenuti i carabinieri, si era attivata la task force della Procura. Raccolte la documentazione sanitaria e altre informazioni, l’accusa aveva chiesto il giudizio immediato. Sono stati ascoltati alcuni testimoni.

Nell’arringa, il difensore Arcioni ha invitato i giudici a valutare con ponderatezza le affermazioni della donna e a riconsiderare il quadro familiare in un contesto di rapporti improntati alla “normalità”. Ha anche ritenuto «suggestive» molte delle domande poste dal pm, specie quando la dottoressa D’Amelio ha aiutato la parte offesa - unica fonte per la ricostruzione - a ripercorrere le fasi della violenza sessuale. Il legale ha ritenuto insussistenti i maltrattamenti e ha sollecitato il collegio ad attenuare la portata della violenza. Motivazioni entro due settimane.(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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