Il Tirreno

Grosseto

Dimissioni choc nel Pd, Panfi abbandona

di Lorenzo Santorelli

Lascia il ruolo di capogruppo consiliare dopo un’infuocata riunione con i suoi sulla presidenza di Fondazione Cultura

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GROSSETO. Sarà pur vero che la cultura non si mangia, per dirla con l’ex ministro Giulio Tremonti, ma a Grosseto produce travasi di bile e costringe politici di spicco ad inghiottire una fetta delle proprie ambizioni.

Dopo la convulsa riunione del gruppo consiliare del Partito Democratico di giovedì scorso, incentrata sul “che fare?” delle società partecipate, in primis della Fondazione Grosseto Cultura, Roberto Panfi ha annunciato le sue dimissioni dal ruolo di capogruppo in consiglio comunale.

Panfi, che rimane segretario cittadino del partito e continuerà a sedere tra gli scranni municipali nelle vesti di semplice consigliere, ha parlato di una decisione presa «con grande serenità» e principalmente per due motivi.

«Oggi siamo in una nuova fase rispetto a quella in cui mi fu chiesto di assumere il doppio incarico di segretario comunale e capogruppo per garantire stabilità nel delicato passaggio elettorale», sostiene l’ormai ex capogruppo Pd con un comunicato che è stato diramato nel primo pomeriggio di ieri nel quale ammette anche che «sono stati mesi di impegno totalizzante e massacrante sul piano personale. In secondo luogo penso che sia arrivato il momento di fare spazio alle nuove leve, mettendone alla prova le capacità in un ruolo che è formativo in termini amministrativi».

Un beau geste che secondo Panfi «rappresenta anche un messaggio di chiarezza all’opinione pubblica» e dà un contributo a un partito che «non deve lasciare da sola l’amministrazione comunale nel presidio di tutti gli spazi politici ed amministrativi».

Soprattutto davanti a un copioso elenco di cose da fare tra le quali emerge, almeno nel breve termine, «il progetto di accorpamento delle società partecipate». La manovra di agosto del governo Berlusconi prevedeva, infatti, una ricognizione dei servizi pubblici locali in un’ottica liberalizzatrice. Il fine era quello di individuare le società partecipate che “hanno rilevanza economica”, ovvero fanno business o sono quotate in borsa. Da queste gli enti pubblici sarebbero dovuti uscire entro il prossimo mese di giugno, termine che è stato prorogato dall’esecutivo Monti a dicembre.

Il pungolo del Governo è servito, però, anche a stimolare un ripensamento complessivo di tutte le partecipazioni del Comune, tra promesse di accorpamento delle tre società “in house”, ovvero partecipate al cento per cento dall’ente (ovvero Investia, che si occupa del patrimonio immobiliare del Municipio grossetano; San Lorenzo Servizi, che gestisce i servizi cimiteriali; Grosseto Parcheggi, che cura le aree di sosta e le affissioni pubblicitarie), ipotesi di cessioni di quote (Farmacie riunite) ed eventuale soppressione di quelle ritenute superflue.

Fra queste ultime sono in molti ad inserire la Fondazione Grosseto Cultura che sarebbe colpevole di non aver catalizzato finanziamenti privati, gravando così solo sulle spalle del Comune che, a questo punto, potrebbe gestire direttamente l’istituto musicale Giannetti, il museo di storia naturale ed il Cedav.

Ad aprile, con l’approvazione del bilancio, si è chiusa la gestione targata Pachetti. Se la Fondazione dovesse proseguire il proprio cammino, è necessario il rinnovo del cda.

Il nome più pronunciato per la presidenza è quello di Loriano Valentini, ex sindaco e consigliere regionale nonché attuale vertice della direzione provinciale del Pd. Un candidato “ingombrante” che è stato il convitato di pietra della riunione di due sere fa.

Seppure l’ultima parola spetterà al sindaco Bonifazi, contro Valentini si sarebbe schierata la maggior parte dei consiglieri del Pd. Ad esclusione dello stesso Panfi e di Bartolini, «per disciplina di partito», gli altri partecipanti (era assente solo Biliotti) hanno fatto muro per evitare che ottenesse l’incarico «una persona che da sindaco ha consegnato la città alla destra e, oltretutto, non ha mai avuto competenze specifiche in materia» come ha detto uno dei più duri nei suoi confronti.

E le dimissioni di Panfi, per quanto “serene”, sarebbero state incentivate da una mozione che dieci consiglieri sarebbero pronti a firmare per chiedere uno scatto di reni sulla gestione delle partecipate ed in particolar modo della Fondazione Grosseto Cultura. Una mozione che Panfi sarebbe rimasto a sfogliare in solitudine, all’una di notte, dopo che tutti gli altri consiglieri erano andati via.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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