La manifestazione
Via ai controlli sulle partecipate
Comune costretto a fare le pulci ai costi delle società per gestire il turnover complessivo del personale
GROSSETO. È stata necessaria un'approfondita e complessa radiografia delle società partecipate per consentire al Comune di Grosseto di certificare il nulla osta all'assunzione di nuovo personale.
Un intricato ordito normativo costituito da patto di stabilità, leggi del governo centrale, interpretazioni dell'Anci e pronunciamenti della Corte dei Conti, ha imposto alle amministrazioni di tenere sotto controllo anche le proprie appendici municipali. Pena l'eventualità che le spese impudenti delle società a capitale pubblico potessero riverberarsi sull'ente “chioccia”, ripercuotendosi in un blocco dei nuovi contratti ed una limatura di quelli già in essere.
Per questo motivo il mese scorso il sindaco Emilio Bonifazi ha inviato una missiva a tutti i presidenti delle società delle quali il Comune detiene una quota per avvertirli che, a seguito di una delibera approvata dalla giunta, prima di procedere a qualsiasi assunzione, rinnovo o conferimento di incarichi esterni, avrebbero dovuto chiedere «espressa e preventiva autorizzazione».
Inoltre gli amministratori delle società nominati direttamente dal municipio dovranno comunicare preventivamente le intenzioni inerenti «alla politica occupazionale».
Sebbene la Corte dei Conti abbia sottolineato l'autonomia delle società a maggioranza di capitale pubblico soggette, nella gestione del personale, esclusivamente ai vincoli di legge vigenti per gli enti che vi partecipano, l’“invasione di campo” da parte del Comune è giustificata dall'azione degli ultimi due governi.
La legge di stabilità varata dall'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi infatti, oltre a prevedere l'obbligo per gli enti di spendere per il personale una cifra ogni anno inferiore rispetto a quello precedente, stabiliva anche un tetto del 40% di incidenza sul monte complessivo delle spese correnti (quelle che consentono alle amministrazioni di esercitare la propria attività ndc) ed un turn over con il rapporto di uno a cinque (ovvero assunzioni vincolate al 20% del valore economico delle cessazioni intervenute l'anno precedente).
La magistratura contabile ha evidenziato che la norma si riferisce ai contratti a tempo determinato e la manovra Monti ha innalzato la soglia al 50% ma le perplessità rimangono. L'Anci si è fatta portavoce del malessere manifestato dai Comuni circa le oggettive difficoltà di calcolo di queste percentuali e così, non essendo riuscita ad ottenere l'abrogazione della norma, ha perlomeno cercato di fornirne un'interpretazione omogenea. A partire dalla scrematura delle società che dovranno essere prese in considerazione (vedi box).
Una volta individuati i target, l'ostacolo più grosso resta il calcolo dell'incidenza. Infatti, come ha sottolineato l'Anci, le contabilità degli enti locali e quelle delle società di capitali non sono commensurabili dato che per i primi si parla di costi, ricavi, rimanenze mentre per le seconde, a carattere “finanziario”, il vocabolario prevede liquidità, debiti e crediti. Per non parlare della discrasia temporale derivante dal fatto che le società approvano i loro bilanci consuntivi sempre alcuni mesi dopo la conclusione dell'esercizio. Tanto è vero che il Comune, su input della Corte dei Conti, ha dovuto riferirsi agli ultimi documenti ufficiali che sono i rendiconti del 2010 (pur potendo orientare la propria azione con i bilanci del 2011 che le società hanno nei cassetti in attesa della certificazione prevista nei prossimi mesi).
Nei costi per il personale verranno considerati non solo gli stipendi di chi è assunto a tempo indeterminato, ma anche tutte le altre forme contrattuali, come le collaborazioni, comprensive di oneri sociali e trattamenti di fine rapporto. Mentre altre voci, ad esempio i rimborsi statali, sono state escluse dal computo.
Per sbrogliare la matassa è stato individuato un logaritmo, peraltro piuttosto complesso. Al numeratore c'è la somma tra i costi del personale del Comune e le spese per i lavoratori della società imputabili all'ente.
Questo secondo fattore, a sua volta, si calcola moltiplicando le spese totali del personale della società per i ricavi del Comune derivanti dalla tariffa, dividendo poi per gli introiti totali della partecipata in questione . Al denominatore invece figura il totale della spesa corrente dell'amministrazione.
Una formula così complessa che per definirne le modalità di applicazione si è dovuto attendere il pronunciamento della Corte dei Conti in sezioni riunite.
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