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Grosseto

Tentano di entrare nella casa del parroco

Tentano di entrare nella casa del parroco

Forzate due porte della chiesa del Cottolengo. Don Giovanni: «Non voglio né sbarre né cancelli»

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GROSSETO. Hanno forzato prima una porta per entrare nei seminterrati della parrocchia del Cottolengo, poi ne hanno forzata una seconda e, infine hanno puntato alla terza porta sperando di accedere a un locale che è collegato con la casa parrocchiale, ma non ci sono riusciti. È successo mercoledì e ieri il parroco, don Giovanni Ricciardi, ha affidato a Facebook il suo sfogo.

«Ieri un altro tentativo di scasso – ha scritto – probabilmente a opera di qualcuno che ha potuto cercare con calma i punti deboli proprio quando è stato qui per essere aiutato... non cedo all'idea di trasformare la parrocchia in un fortino pieno di telecamere e cancellate... e meno che mai smetterò di accogliere chi ha bisogno».

Ormai don Giovanni non denuncia più nemmeno furti e tentativi di furto che si susseguono uno dopo l’altro nella sua parrocchia.

«Sono fenomeni che si ripetono, penso, da molte parti, in tante altre chiese – dice – posso anche immaginare che gli autori siano alcune delle persone che vengono qui per l'assistenza quotidiana o per la cena la domenica (quando la mensa della Caritas è chiusa, ndr) e che hanno avuto modo di guardare, di esplorare, ma sono più i danni che hanno fatto che il risultato raggiunto». Eppure, nonostante tutto, il sacerdote non si rassegna, non vuole cancelli alle porte e alle finestre della parrocchia. Né, tantomeno, telecamere. «Già – dice – viviamo in una società ansiogena, e le cancellate alle porte e alle finestre mi pare che generino ansia. Le telecamere sono forme di sicurezza, rispetto chi le installa, ma io preferisco di no, perché chi viene in chiesa, magari per sfogarsi, magari per piangere, ha il diritto di piangere senza essere ripreso, ha il diritto di pregare vedendo salvaguardata la propria intimità, la povera gente che arriva per prendere i pacchi viveri o in cerca di lavoro, i ragazzi che ci mandano i servizi sociali, hanno diritto a vedere riservata la loro intimità, che è più della privacy». Dunque, niente precauzioni? «Ci mancherebbe altro. Bisogna essere prudenti e anche furbi, stiamo rinforzando le porte, stiamo provando a imparare la lezione, ma cercando di non generare ansia: viviamo una vita blindata e spaventata, non c'è bisogno che anche noi preti gettiamo ancora timori, dubbi e paure nel cuore della gente». Soluzioni pratiche senza però mettere a disagio nessuno. Come lo sfogo composto di don Giovanni sul social network.

Enrico Pizzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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