Sicurezza
Mabro, da oggi si pagano gli stipendi
La rabbia di Barontini dopo lo strappo con i rappresentanti dei lavoratori: «Hanno strumentalizzato il mio intervento»
GROSSETO. «Qui bisogna capire se vogliamo andare avanti con questa azienda oppure no». È un fiume in piena Andrea Barontini, patron di Abbigliamento Grosseto, dopo l’annuncio della rottura della tregua da parte delle rsu. Sono giorni difficili, quelli che si stanno vivendo nella fabbrica delle vestaglie azzurre. Oggi probabilmente verrà versata sui conti dei lavoratori un’altra tranche dello stipendio di marzo, quello che mancava all’appello. L’imprenditore pratese lo ha detto due giorni fa, in assemblea. È intervenuto perché voleva spiegare questa soluzione. Ma il suo prendere la parola non è andato giù a parte della rsu (Cgil e Maurizio Giuliarini della Cisl), che hanno visto in quel gesto una sorta di prevaricazione. «Non era quella l’intenzione - dice - volevo soltanto parlare con i lavoratori e spiegare loro come stavano le cose. Ho chiesto di poter intervenire a fine assemblea e non vedo proprio cosa ci sia di strano». Soprattutto, aggiunge il pratese, in un momento così delicato.
Il nocciolo da sciogliere, quello che ha fatto saltare i nervi ai dipendenti, è il ritardo nel pagamento degli stipendi e la cassa integrazione straordinaria che ancora non è arrivata. «Ho soltanto anticipato in assemblea che avrei convocato oggi le rsu per spiegare la rateizzazione del pagamento degli stipendi di aprile- aggiunge Barontini - e per rendere partecipe tutta l’azienda della riunione commerciale e finanziaria che avevamo appena fatto. Era doveroso dare loro una risposta, non vedo perché si debba strumentalizzare la mia partecipazione». All’assemblea, però, pare sia venuto fuori anche qualcosa di più: il vantaggio di alcuni lavoratori, impiegati soprattutto, rispetto ai dipendenti della catena che avrebbero percepito lo stipendio senza ritardo. «Ho tutti i documenti - dice il patron della Mabro - che raccontano esattamente il contrario. Gli impiegati sono venuti da me e mi hanno detto che vogliono essere pagati dopo che sono stati fatti i salari ai lavoratori della produzione. Le cose, quindi, stanno esattamente al contrario». E poi c’è la preoccupazione, di Barontini, per i clienti messi in fuga dalle continue proteste. «In tanti mi dicono di aver paura a commissionarci il lavoro - spiega - di fronte a continue manifestazioni e proteste. Siamo in una situazione difficile e tra qualche settimana comincerà la produzione dell’invernale. Ma fino ad allora abbiamo quattrocento capi su misura da consegnare. Non possiamo essere sempre sulle barricate in questo modo». Poi, lunedì, c’è l’incontro in Regione con l’assessore Simoncini. Una riunione tecnica che servirà a capire come superare questo momento di difficoltà che sta pesando sulle spalle di oltre duecento lavoratori.
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