Attenzione
«Quella cava, un affare da 6 milioni»
Semproniano, al processo per corruzione parla l’imprenditore agricolo che con Hofer aveva rilevato l’immobile da Bellini
GROSSETO. Quello della vecchia cava era un affare. Non da decine di migliaia ma da milioni di euro. Ma per chi acquistava, non per chi vendeva. Lo ha detto - e lo ha ripetuto su richiesta del pm Pizza - l’imprenditore agricolo Mario Paoli, trentino trapiantato a Scansano, che aveva seguito per Giuseppe Hofer e la Elite immobiliare (sua moglie ne era socia) le trattative al centro del processo per la presunta corruzione legata al centro benessere da costruire a Semproniano (in cambio di una sterzata illecita dell’iter), che ieri ha vissuto un’altra udienza fiume (l a prossima è in programma il 6 giugno).
«Mi dispiace per il sindaco Bellini - ha detto Paoli - che ha venduto la cava a 120 mila euro. Ma miei tecnici di fiducia mi avevano detto che lì dentro c’era pietra per 6 milioni di euro e che se ne poteva ricavare un guadagno di 3 milioni...». Insomma «una montagna d’oro» a causa della qualità e quantità del calcare duro, buono per l’edilizia, come precisato dal costruttore Vezio Bevilotti, anche lui teste, che rinunciò a suo tempo all’ipotesi di un utilizzo della cava («difficoltà burocratiche»).
Un affare che lo stesso Paoli voleva realizzare insieme a Hofer (con il quale era in affari da anni, e lo è ancora - «è soprattutto un amico») ma che il primo aveva abbandonato dopo che il secondo aveva ipotizzato destinazioni diverse e aveva preso tempo. «Avevamo anche comprato i macchinari per la cava. Ma poi i costi si erano rivelati troppo alti». Incalzato a più riprese dalll’accusa, Paoli ha faticato a ricostruire i passaggi, sia in termini di tempo, sia in termini di cifre, sia in termini di presenze di persone. Molti i «non ricordo». Paoli è stato in difficoltà anche nello spiegare i termini di pagamento (attraverso un anticipo di Hofer, i due avevano il bene al 50% ) e la sua uscita (liquidata con 1,4 milioni di euro) dalla Elite, della quale in verità era socia al 49% la moglie («ma noi siamo una cosa sola») e dalla quale lui aveva ricevuto cellulari e auto aziendale per la propria attività. «Io lì volevo farci una palestra per roccia».
Per Bellini e la moglie praticamente un utile risibile, a paragone dei 6 milioni. E comunque nessun indebito interessamento, nessuna garanzia sulla destinazione. Nemmeno per l’immobile della Curia vescovile, sempre a Cellena, per la quale Hofer trattò con il parroco don Pierino Milani tramite lo stesso Paoli per un affare concluso con 450 mila euro e che temporalmente sarebbe avvenuto prima di quello della ex cava («passarono bei mesi tra l’uno e l’altro»). Rispondendo alla domanda del difensore di Hofer, l’avvocato Rotella, Paoli ha precisato che il primo incontro tra Hofer e don Piero era avvenuto per altri terreni; ma non ha saputo precisare il perché di 30mila euro che lui stesso avrebbe dovuto ricevere da Hofer nel caso che la cava fosse stata utilizzata. E Morini? ha chiesto l’avvocato Valle difensore dell’architetto ex sindaco: «Lo presentai io a Hofer. Si occupa di immobili anche in Val d’Orcia».
Ma quanto prese per la mediazione con la Curia? «Da don Piero niente. Mi disse che non era stato scritto nulla e amen».
Ma è vero che parla ancora con Hofer? ha chiesto il pm. «Sì - ha ammesso Paoli con qualche imbarazzo di fronte alla domanda che voleva testare la sua attendibilità come teste - L’ho fatto all’altra udienza, dopo un anno che non ci parlavamo. So che lui ha dei casali in Toscana e io cerco sempre dei clienti per lui: avevo trovato anche Zucchero Fornaciari come possibile acquirente. Lui non mi ha chiesto niente ma io ho portato lo stesso i clienti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
