Sicurezza
Comune batte Stato arriva un rimborso di oltre 100mila euro
Grosseto ottiene la restituzione della tassa per i cellulari Sentenza a favore anche per Cinigiano e Roccastrada
GROSSETO. Una buona notizia per il Comune di Grosseto scorre lungo le frequenze telefoniche.
Dall'altra parte della cornetta c'è la Commissione tributaria provinciale che ha riconosciuto al municipio la restituzione da parte del fisco di 106mila euro della tassa di concessione governativa per la telefonia mobile.
«La somma corrisponde alle imposte versata dal 2008 al 2010 – spiega l'avvocato Marco Giuri del foro di Firenze –. Noi avevamo chiesto che il rimborso si estendesse retroattivamente agli ultimi cinque anni. Purtroppo per colpa della decadenza, una sorta di prescrizione a ritroso, siamo riusciti a ottenere il riconoscimento solo di tre annualità a partire dal 2010».
Giuri sta seguendo per conto dell'Anci Toscana quella che definisce una “battaglia legale” contro l'Agenzia delle entrate.
«Abbiamo segnato un altro punto a favore dei Comuni grazie a tre sentenze che, oltre a quella di Grosseto, danno ragione anche alle amministrazioni di Cinigiano e Roccastrada».
La tassa di concessione fu introdotta nel 1972 con un decreto dell'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone. Il suo target iniziale erano le compagnie telefoniche che, in questo modo, avrebbero pagato allo Stato la possibilità di utilizzare le frequenze.
Nel 1995 è stata estesa anche ai contratti di telefonia mobile in abbonamento: 5,16 euro mensili per i privati e 12,91 euro mensili per i clienti business, seppur il costo era deducibile all'80% nella dichiarazione dei redditi.
Con l'entrata in vigore nel 2003 del Codice delle telecomunicazioni, la tassa in linea teorica è stata abrogata.
«Per i privati si configurava una disparità di trattamento tra chi ha il cellulare con la sim card ricaricabile e chi il contratto – aggiunge Giuri – mentre le pubbliche amministrazioni beneficiano del passaggio dalla concessione statale al libero mercato».
Nonostante ciò l'imposta figura ancora nelle bollette e viene regolarmente pagata dagli enti.
Così l'anno scorso l'Anci (l’associazione di tutti i Comuni italiani) scrisse una lettera a tutti i primi cittadini per informarli che «la liberalizzazione delle telecomunicazioni ha abbattuto il regime concessorio riconoscendo che la tassa non deve essere pagata da nessun titolare di abbonamento telefonico sia esso pubblico o privato».
Nella nostra regione hanno aderito circa un centinaio di comuni e tra i pionieri c'è Castell'Azzara, una delle venti amministrazioni i cui ricorsi hanno già ottenuto una sentenza favorevole di primo grado. Mediamente è stato calcolato che il rimborso ottenuto per ogni cellulare in uso è di 154 euro.
Le amministrazioni che volessero rivolgersi ad i legali di fiducia dell'Anci dovranno versare agli avvocati un onorario forfettario che varia dai 158 euro, se le utenze in questione sono al massimo dieci, ai 529 euro per quegli enti che hanno in dotazione più di quaranta cellulari. A queste cifre va aggiunto il contributo unificato per l'iscrizione a ruolo della causa che viene quantificato in base alle somme versate negli ultimi tre anni per la tassa di concessione governativa. La forbice va dai 30 euro per imposte fino a 2mila 582 euro ai 1.500 euro per quelle oltre i 200mila euro.
In ogni caso la differenza tra i soldi recuperati e le spese legali registra sempre il segno più e, grazie anche a queste sentenze apripista, tutte in Maremma, per i comuni sarà sempre più conveniente rivolgersi ai giudici tributari.
«Per gli anni successivi al 2010, alcuni Comuni hanno smesso di pagare la tassa in attesa di una giurisprudenza definitiva – conclude l’avvocato Giuri – altri invece preferiscono versare quanto richiesto e poi presentare ricorso per chiederne la restituzione». In Italia nei rapporti con la pubblica amministrazione (dallo Stato fino ai Comuni) va anche così: pur avendo ragione, prima bisogna pagare e poi chiedere il rimborso...
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