Lutto
Cinque farmacie sbarcano in città a breve il bando
Apriranno anche alla Rugginosa, al Casalone e a Marina e saranno gestite dai privati che si aggiudicheranno la gara
GROSSETO. Se l’abrogazione dei tariffari aveva provocato uno sciopero degli avvocati mentre sulle licenze dei taxi era stato il Comune a fare un passo indietro, sarà nel settore farmaceutico che i grossetani percepiranno le conseguenze più tangibili delle liberalizzazioni volute dal governo Monti. Il decreto partorito a gennaio dal Consiglio dei ministri e convertito in legge a marzo stabilisce che a ogni 3.300 abitanti dovrà corrispondere una farmacia (nel computo finale è previsto anche un arrotondamento qualora i cittadini “in eccesso” siano la metà della soglia, ovvero 1650). Secondo i dati Istat a Grosseto vivono 81.928 persone, e per questo nel capoluogo dovranno essere presenti 25 farmacie, cinque in più rispetto al numero attuale.
Tenendo conto della crescita della città ma perseguendo le finalità di “assicurare un’equa distribuzione sul territorio” e “garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate”, l’amministrazione ha individuato cinque zone dove dovranno sorgere le nuove farmacie: Casalone, via Castiglionese, Rugginosa, Marina di Grosseto e San Martino.
«Per adesso abbiamo indicato le aree, senza stabilire vie e numeri civici – spiega il sindaco Emilio Bonifazi, che ha in mano anche la delega all’urbanistica – il prossimo passaggio sarà l’indizione da parte della Regione di un bando per l’affidamento del servizio. Sui tempi ancora non sappiamo niente di certo, aspettiamo notizie da Firenze».
Prima di scegliere le cinque zone, il Comune ha consultato l’azienda sanitaria e l’ordine dei farmacisti per ricevere dei pareri non vincolanti che, però, hanno indorato la pillola inghiottita dalla categoria. «Ovviamente non hanno fatto i salti di gioia – prosegue il primo cittadino – però dovendo tener conto di una legge nazionale, meglio mettersi d’accordo su come applicarla. Il tutto si è svolto in un clima di collaborazione». Al momento sono 19 le farmacie operanti, cinque di queste raccolte nella Farmacie comunali riunite Spa, una gestita direttamente dal municipio (quella di via Xivitella Paganico, in zona Pizzetti) e 13 private. «Queste nuove abbiamo cercato di distribuirle sia nelle zone di “presenza”, come ad esempio il Casalone, sia in quelle di passaggio». Tra le novità introdotte dal decreto però, c’è anche l’annullamento del diritto di prelazione sulle nuove sedi da parte del Comune.
«In precedenza seguivamo il criterio dell’alternanza tra pubblico e privato. Le cinque nuove farmacie invece saranno tutte private». La liberalizzazione ha anche stimolato nell’amministrazione un ripensamento del proprio ruolo, con una sempre più probabile cessione di quote delle Farmacie riunite. «Codifarma (cooperativa emiliana di distribuzione che detiene il 49%) ha già manifestato più volte l’intenzione di vendere il proprio pacchetto – racconta Bonifazi – noi potremmo aggiungere parte delle nostre quote in modo da offrire l’80% ed incentivare l’entrata di nuovi soci». Potenzialmente ci sarebbe il rischio che con solo il 20% in mano pubblica, il Comune possa perdere la “golden share” sugli indirizzi della società. «Metteremo a punto una gara per dare le quote in concessione per un lungo periodo, scaduto il quale torneranno a disposizione dell’amministrazione». In attesa di sapere quale destino lo attende, il direttore delle Farmacie Comunali, Rino Sarcoli, focalizza le proprie preoccupazioni su un altro obiettivo.
«Più che l’aumento del numero di farmacie, credo che avrà conseguenze negative la deregolamentazione degli orari. Alcuni privati restano già aperti il sabato, altri punteranno alle 24 ore giornaliere. I cittadini crederanno di ricevere maggiori servizi, ma allungare i turni comporta una spesa maggiore ad esempio per il pagamento degli straordinari del personale. Costi che successivamente si riverseranno sugli utenti, anche se noi cercheremo di evitare gli aumenti».
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