Il Tirreno

Grosseto

Il fondo di solidarietà per comprare da mangiare

di Francesca Gori
Il fondo di solidarietà per comprare da mangiare

Vestaglie azzurre costrette a ricorrere ai soldi raccolti durante la cena di Natale Perino: «Non c’è alcuna garanzia per il nostro futuro, qualcosa deve cambiare»

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GROSSETO. Paola, con quei soldi, ci ha pagato le bollette. Lucia invece, li ha spesi per l’assicurazione dell’auto, quella che utilizza tutte le mattine per andare al lavoro. Le storie che si incrociano nel capannone di via Senese non sono soltanto le storie di un imprenditore, Andrea Barontini, delle istituzioni, Fidi Toscana in testa o dei sindacati. Sono le storie delle donne, le vestaglie azzurre, che da due mesi aspettano uno stipendio che ancora non è arrivato. Dalla cena di Natale di quasi due anni fa, quando la città donò all’azienda occupata circa quindicimila euro, quei soldi del fondo sono stati utilizzati via via per le piccole spese quotidiane. Ma ora, dopo due mesi senza stipendio, le cose sono cambiate. «Solo in tredici hanno utilizzato quel fondo - dice Nadia Perino, rsu Cgil - ma i soldi ci sono. È stato cambiato solo il sistema di prestito, perché le cose non sono più come un anno fa». Fino ad oggi, per pagare le bollette, la rata dell’auto o una parte del mutuo, i dipendenti dell’ex Mabro doveva presentare a chi gestisce il fondo, la bolletta o il contratto dell’assicurazione. «Ma ora i soldi ci vengono chiesti per pagare la spesa - dice - per comprare il pane». Guardare la crisi della fabbrica da questa prospettiva fa venire le vertigini. I soldi non ci sono, quelli dei dipendenti sono quei quindicimila euro del fondo di solidarietà. Fidi Toscana sta lavorando per far arrivare le garanzie alla Banca di Maremma per gli anticipi sulla cassa integrazione, Barontini sta mettendo insieme le fatture richieste per il pagamento degli stipendi da parte della Regione. «Anticipi che ci mandano avanti di poco - aggiunge Perino - abbiamo due anni di tempo per capire cosa ne sarà del nostro futuro. Ma quello che è certo è che tutti devono trovare delle soluzioni». Per le rsu, tutti significa sostanzialmente Fidi Toscana, ma anche Barontini stesso. «I primi ci avevano promesso l’ingresso di un partner industriale - aggiunge - che però è magicamente scomparso. Il secondo, se vuole fare l’imprenditore, ci deve mettere del suo e investire soldi. Non si può pensare che la Mabro continui a finanziarsi con soldi pubblici. la rete commerciale non funziona e non possiamo pensare di stare così a lungo».

Mercoledì mattina si torna in assemblea. Poi, il 7 maggio a Firenze, l’assessore Simoncini incontrerà di nuovo l’azienda e i sindacati per mettere a punto il piano per finanziare gli stipendi. «Poi ci sono due anni di cassa integrazione - aggiunge la rappresentante delle rsu - decisive per capire se questa azienda ha ancora un futuro. Qualcuno, una risposta, dovrà darcela».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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