Il dolore
Una questua per borghi e poderi e tutto il paese sfila con la Selva
SANTA FIORA. Un intero paese a cantar maggio. Il maggio della Selva, nel comune di Santa Fiora, è particolarissimo, perché oltre i sette-otto maggerini fissi (che cantano anche la Befana), c’è tutto...
SANTA FIORA. Un intero paese a cantar maggio. Il maggio della Selva, nel comune di Santa Fiora, è particolarissimo, perché oltre i sette-otto maggerini fissi (che cantano anche la Befana), c’è tutto un paese che sfila dietro la squadra.
Il capomaggio, Mario Tortelli, classe 1939, che da sempre è il custode di questa antichissima tradizione, spiega che gli strumenti sono una chitarra, un clarino, una tromba e che al canto con questua partecipano anche donne e bambini.
«Ogni famiglia - spiega Tortelli - ci prepara la tavola imbandita con biscotti, dolci, vino che consumiamo lì. Quello che rimane ce lo portiamo via nella cesta, uova comprese, “ma non di quelle che la chioccia cova”, dice la canzone».
A Selva la squadra parte alle 16.30, perché il giro è lungo: si passano tutte le case e i poderi. Cappelli di paglia a larghe tese, adornati con fiori freschi. Nei cesti, mazzolini di fiori da offrire alle donne di casa. E pure la maggiolata canora è lunga: 10 strofe da cantare porta a porta.
Nei panieri fioccano cibi a volontà, che sono consumati insieme, al circolino, subito dopo aver cantato l’ultimo versetto: «Noi vi salutiamo col grido di una belva. Noi siamo i maggiaioli della Selva». (f.b.)
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