Il dolore
Ucciso da un malore in spiaggia alla Feniglia
Per due ore i soccorritori hanno cercato di rianimarlo ma non ce l’hanno fatta Gli assistenti intervenuti: «Serve un pronto intervento fisso per l’estate»
MONTE ARGENTARIO. Massimo e Noè hanno il fiato corto, ancora. Sono passate ore da quando hanno tentato di salvare la vita a Rodolfo Di Giammarco, 58 anni, che ieri mattina era andato sulla spiaggia della Feniglia a fare telline. Due ore di massaggio cardiaco, defibrillatore, respirazione artificiale. Quell’uomo originario di Roma con casa a Orbetello, però, non si è più svegliato.
Sulla spiaggia della Feniglia, ieri mattina, era come se il tempo si fosse fermato. «È stata una donna che lo ha visto per terra, accanto ai suoi abiti - spiega Noé Navoni - a chiamarci. Siamo andati subito lì, io e Massimo, e abbiamo cominciato le pratiche di soccorso, dopo aver avvertito il 118».
Noè Navoni e Massimo Giusti sono gli assistenti bagnanti del Braccio e della Zonca, e quella spiaggia, la Feniglia, la conoscono bene. Anni di esperienza alle spalle hanno permesso ai due uomini di intervenire subito.
«Ieri mattina quell’uomo è arrivato presto in spiaggia, voleva raccogliere telline - dice Massimo Giusti - Gli ho detto che la pesca in questi giorni è ancora vietata. Lui ha posato il rastrello ed è andato a bagnarsi i piedi in acqua». Il bagno, Rodolfo Di Giammarco non lo ha fatto. È tornato verso i suoi vestiti, che aveva lasciato vicino a un albero. Poi si è accasciato, sotto gli occhi di una donna che ha chiamato subito Noè e Massimo.
«Abbiamo fatto tutto il possibile - dicono - e anche i soccorritori che sono arrivati subito, ce l’hanno messa tutta». Per due ore hanno continuato con la respirazione, il massaggio, le scariche del defibrillatore. «Ma non c’è stato accanimento - spiegano - Il cuore di quell’uomo dava dei piccoli segnali che hanno fatto sperare tutti». Poi però, i sanitari del 118 che erano arrivati dal cielo con Pegaso e si erano calati alla Feniglia con il verricello, si sono dovuti arrendere. «Non c’è stato niente da fare - dicono i due assistenti - ma sia noi che i soccorritori ce l’abbiamo messa tutta».
La stagione non è ancora cominciata e su quella spiaggia dove l’anno scorso le tragedie si sono ripetute l’una dopo l’altra, ieri si respirava aria di sconfitta. «Sono sei chilometri di spiaggia - dice Noè - se non la dotiamo di strutture è difficilissimo che si possa intervenire in tempo. Per noi a volte è difficile gestire 150 metri di spiaggia, quelli di ogni stabilimento. Immaginate una lingua di spiaggia come questa». Di Giammarco, ieri, si è sentito male a duecento metri dal bagno la Zonca.
«Ma ci sono tratti di Feniglia difficilissimi da raggiungere - dice Giusti - e se non si decide di aprire un pronto intervento fisso su questa spiaggia, diventa un problema serio. E sarebbe necessario che anche le spiagge fossero dotate di defibrillatore». È vero, ieri mattina tutto quello che è stato fatto non ha salvato la vita all’uomo che era andato a cercare telline. «Ma sulla sicurezza bisogna investire», dicono. Loro ci hanno messo tutta la professionalità imparata in anni di lavoro. Ma ora serve anche l’intervento delle istituzioni.
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