Sicurezza
Un Templare di Caldana Da Parigi la conferma
Da un archivio francese spunta un documento del 1913 su un nobile del borgo Il Cavaliere dell’Ordine Cione di Brettanone, si legge, fu arrestato nel 1307
CALDANA. Una traccia rimasta nascosta per anni, che racconta un pezzo della storia di Caldana e che ha trovato conferma soltanto a Parigi.
In paese, tra gli appassionati, la voce circolava già da molto tempo, ma senza trovare riscontro.
Almeno fino a quando non è saltato fuori un cartulario, nella capitale francese, che ha fugato ogni dubbio: nel borgo gavorranese ci sono tracce dell’Ordine Templare.
Nel documento ritrovato in Francia viene infatti certificato l’arresto di Cione di Brettanone dei Nobili di Caldana, Cavaliere Templare.
Una conferma che ha scatenato Mario Zannerini, caldanese e ricercatore storico, che ha aumentato la sua biblioteca alla ricerca della vita di questo personaggio.
A informare l’appassionato è stata una professoressa francese, che durante una ricerca nel suo Paese è venuta in possesso del cartulario.
Un documento storico, custodito in un archivio parigino, intitolato “Cartulaire Gènèral de l’Ordre du Temple, Paris -1913”.
All’interno di questo leggiamo che «Cione di Brettanone dei Nobili di Caldana, Cavaliere Templare, venne arrestato il 13 ottobre 1307».
La conferma alla voce che circolava. Tant’è che Zannerini ne aveva già dipinto uno stemma.
«Non sappiamo altro su questo personaggio», spiega Zannerini.
«I Templari altri non erano che monaci guerrieri, che non potevano avere né moglie né figli. Ma un padre di sicuro sì: quindi questo cartulario dimostra che Cione di Brettanone aveva i suoi natali a Caldana».
Siamo a cavallo del 1300, quando la Maremma era terra di nessuno e il borgo di Caldana, di cui si hanno notizie a partire dal 900 d.C., passava sotto il controllo dei vari casati a seconda dell’esito delle battaglie.
All’epoca, spiega Zannerini, «il castello era di dominio della casata Austini di Siena».
Ma dall’archivio è arrivata anche un’altra notizia: l’arresto. «Era un ordine riconosciuto. Ma in quel periodo Filippo il Bello e il papato stesso s’indebitarono molto con i Templari. Così il nobile ordinò l’arresto dei membri nel suo territorio. Quel che c’è da chiedersi (e quello su cui il ricercatore sta lavorando, ndc) è se Cione venne bruciato sul rogo, come la maggior parte dei Templari, oppure riuscì a ritornare nel suo feudo di Caldana?».
Questo ritrovamento è una vicenda del tutto particolare. Dobbiamo tornare indietro di vent’anni, quando Zannerini lavorava nel suo negozio al Grilli.
«Conobbi una donna, professoresse francese appassionata d’arte», racconta. «Parlavamo spesso delle nostre ricerche, fino a che un giorno tornà a trovarmi dicendomi di avere una grande notizia».
Aveva trovato il cartulario e la conferma dell’esistenza di Cione, scrivendo il contenuto in un foglietto come appunto.
«Io lo presi e lo misi dentro un libro, senza ritrovarlo per anni. Poi, tre mesi fa, per puro caso è saltato fuori nuovamente».
Un’autentica caccia alla storia. Non è comunque questa l’unica Traccia dei templari in quella che oggi è la provincia di Grosseto.
Un altro caso è venuto alla luce alla fine del 2011, sull’Amiata, dove alcuni ricercatori sono convinti della presenza di una cripta dell’Ordine nella Pieve ad Lamula, chiesa romanica nel Comune di Arcidosso.
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