Il Tirreno

Grosseto

«Sospensione della licenza e controlli»

di Maurizio Bernardini
«Sospensione della licenza e controlli»

Sagre, i commercianti chiedono un inasprimento delle regole per gli organizzatori e il rispetto delle tradizioni

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GROSSETO. Continua a far parlare di sé il regolamento degli eventi che prevedono la somministrazione di cibo e bevande, sagre in testa. Ad essere disciplinate saranno le manifestazioni svolte sul territorio comunale grossetano, che dovranno prevedere la vendita di soli prodotti tipici locali.

Lo scorso anno le feste furono 29 e coprirono un totale complessivo di 464 giornate.

Una cifra destinata a subire un profondo taglio, forse addirittura un dimezzamento o oltre - come ieri preannunciato dallo stesso assessore al commercio Emanuel Cerciello - indispensabile per dare fiato al settore della ristorazione.

Tutto il lavoro messo in cantiere, però, potrebbe non bastare: «Apprezziamo lo sforzo che viene fatto verso l'impiego esclusivo dei prodotti nostrani - precisa il direttore della Confcommercio Paolo Regina - e riconosciamo la bontà del lavoro svolto dal Comune che, per primo in provincia, si è mosso su questo tema. Ma qualcosa in più può essere fatto, specie per quel che riguarda la durata degli eventi: l'introduzione di un tetto massimo di tre giornate, un fine settimana pieno insomma, crediamo sia più che ragionevole».

Altro aspetto è quello legato alle sanzioni da comminare in caso di sgarri alle regole: «Oggi la multa da pagare è di 50 euro - puntualizza Regina - un deterrente troppo scarso. Abbiamo proposto al Comune che, in caso di violazione del nascente regolamento, sia applicato il ritiro del diritto di svolgere la manifestazione per un arco temporale di almeno due, tre stagioni. Insomma, la speranza è quella di cominciare bene, ma forse occorre un briciolo di coraggio in più». Molto simile la posizione dell'altra associazione che tutela gli interessi dei commercianti, la Confesercenti. Anche in questo caso la direttrice, Gloria Faragli, elogia il lavoro svolto dal Comune, ma si dice non pienamente soddisfatta per quel che riguarda i contenuti della bozza allo studio, ritenuta poco efficace: «Crediamo che la categoria dei ristoratori meriti una risposta migliore - precisa la numero uno dell'associazione - in particolare in un periodo difficile come quello attuale. Quindici giorni per ogni sagra? Siamo convinti che l'attenzione vada posta sulla durata complessiva annua di tutti questi eventi. La riduzione sino ai 260 giorni totali (ipotizzata ieri) è comunque troppo leggera». La direttrice di Confesercenti ha poi rimarcato l'importanza dell'esaltazione delle tipicità locali, magari da accompagnare ad una parallela riduzione del numero di pietanze che ogni sagra può servire.

Sin qui il parere delle associazioni di categoria, ma i ristoratori? A dire la sua è Moreno Cardone, titolare del ristorante l'Uva e il Malto: «Le sagre sono un patrimonio culturale e storico importante, spesso una vera festa per l'intero paese. Ma questo non può portare a un'esagerazione, come invece avvenuto negli anni. Oggi ci troviamo davanti ad iniziative che hanno come unico scopo l'incasso. Credo debbano, invece, essere valorizzati i prodotti nostrani: organizzare un evento e andare a prendere la pasta al discount, il pomodoro in Cina e la carne all'estero non fa bene a nessuno». Poi la precisazione su un altro importante aspetto, quello riguardante il fisco ed i controlli: «Dovremmo tutti offrire un servizio lavorando ad armi pari, con le stesse tassazioni e le stesse restrizioni. Solo così vincerebbe la qualità. Quella delle sagre è, a tutti gli effetti, una concorrenza sleale. Noi siamo costantemente controllati sia da un punto di vista fiscale che igienico sanitario. E alle sagre si dovrebbe mangiare alimenti attinenti alla sagra stessa. Oggi, tra molte feste, è facile imbattersi in menu tutti uguali: questo non rispecchia le tradizioni locali. La Maremma è bella, ma dobbiamo valorizzarla nel giusto modo».

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