Sicurezza
Poste chiude lo sportello e i clienti chiudono i conti
Contro i tagli degli uffici territoriali il comitato 2 Giugno minaccia il boicottaggio L’azienda perderebbe 400 correntisti e 2,5 milioni di euro. E sarebbe solo l’inizio
CIVITELLA PAGANICO. Se Poste toglie lo sportello dal paesino, il paesino toglie i soldi da Poste. I teorici dell’economia non hanno dubbi: il potere è in mano ai consumatori che con le loro scelte – o non scelte – possono decidere il destino di un prodotto o di un’intera azienda.
Così la pensano anche i cittadini di Pari e Casal di Pari, che si battono contro Poste Italiane per non vedersi smantellare gli uffici locali e che sono del tutto intenzionati a passare dalla teoria alla pratica. Come? Chiudendo i loro conti correnti aperti presso Poste Italiane e sottraendo alla banca, nata da una costola dell’azienda di poste e telegrafi, un gruzzolo di tutto rispetto: 2 milioni e mezzo di euro.
Tanto è risultato, a conti fatti, il tesoretto di circa quattrocento correntisti, clienti di Poste dei due uffici di Casal di Pari e Pari nel comune di Civitella Paganico. Il primo è stato chiuso poche settimane fa, il secondo lo sarà il prossimo anno. Per questo i due paesi si sono coalizzati nell’agguerrito Comitato 2 Giugno e hanno già portato in piazza la loro protesta. Prima con una manifestazione davanti all’ufficio di Casal di Pari nel giorno della chiusura, poi scendendo sulla Senese a passo di lumaca e finendo davanti allo sportello di Paganico con cartelloni e pure una croce, alla vigilia di Pasqua, per dimostrare tutta la loro rabbia di “crocifissi da Poste Italiane”. Infine, la minaccia di tornarci, sulla Senese, domenica prossima, ma questa volta di bloccarla del tutto.
Un’operazione non indolore, che di certo farà parlare di sé, ma che da sola non basta. Ecco dunque una forma di protesta più silenziosa, ma forse anche più efficace: levare conti correnti, libretti di deposito, buoni fruttiferi e tutti i denari dalle casse dell’azienda.
«Abbiamo stimato di essere circa 400 clienti in tutto tra i due paesi - spiega Tommaso Minacci, coordinatore del Comitato 2 Giugno - e di avere depositati alle poste non meno di due milioni e mezzo di euro fra tutti». I risparmi di una vita per tante famiglie, gli stipendi di chi lavora ancora, le pensioni, gli introiti delle aziende. Nelle casseforti delle Poste c’è il sudore di due comunità, due comunità alle quali è stato tolto il diritto a due servizi ormai essenziali: quello bancario e quello della comunicazione.
A Pari e Casal di Pari, del resto, si sarebbero accontentati di poco: i due uffici sono aperti (“erano” nel caso di Casal di Pari) solo mezza giornata a settimana. Bastava però a chi lavora per sbrigare le pratiche e agli anziani senz’auto di inviare una raccomandata o di andare a riscuotere la pensione. Ora non hanno nemmeno questa soddisfazione.
Ma nessuno di questi uomini e donne, avvezzi al lavoro nei campi e capaci di sopportare ben altri sacrifici che non le “riorganizzazioni” di un’azienda studiate da manager in giacca e cravatta, ha alcuna intenzione di soccombere senza lottare. Dunque ecco la nuova strategia di lotta.
E visto che il Comitato 2 Giugno si è candidato a diventare capofila in Toscana della protesta dei piccoli paesi caduti sotto la mannaia di Poste Italiane, la formula del “tu mi chiudi l’ufficio e io ti chiudo il conto corrente” potrebbe essere perfetta per essere esportata. A quel punto i correntisti non sarebbero più quattrocento e i soldi persi da Poste Italiane non più due milioni e mezzo. Ma molti, molti di più.
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