Gioco
Un milione di euro per dare un futuro alle vestaglie azzurre
Barontini a ruota libera: «Le prospettive ci sono» L’imprenditore si toglie qualche sassolino dalle scarpe
GROSSETO. «Miracolo». Anche Andrea Barontini usa questa parola, non in riferimento all'incontro di domani, ma guardando ai 14 mesi passati, dai primi di febbraio quando l'imprenditore pratese acquistò le quote di Abbigliamento Grosseto subentrando a Royal Tuscay nella gestione della Mabro. «Abbiamo fatto 14 miracoli con quello che ci è stato dato» dice. E adesso? Barontini non nega l'attuale difficoltà, ma prova a spiegare. «Gli ordini – dice – non sono mai abbondati in un momento di transizione, come questo, dalla produzione per la stagione primavera -estate a quella autunno-inverno, stiamo avendo ottimi contatti il cui sboccio avverrà nella prossima stagione. Anche il su misura ci sta dando soddisfazione, ma prevede la consegna del lavoro al cliente nel giro di 2-3 settimane, e se i tempi rallentano, è chiaro che è un servizio che viene meno». A preoccupare di più Barontini è la situazione finanziaria dell'azienda «che è da mesi sotto pressione». L'imprenditore ricorda che 14 mesi fa aveva presentato un progetto che prevedeva una disponibilità di credito di 2 milioni di euro, ne sono arrivati solo 850mila dal Monte dei Paschi di Siena, e adesso, il piano industriale presentato nell'avviare il percorso della cassa integrazione per 24 mesi, chiede, in sostanza il milione che manca. «Abbiamo – dice Barontini – 234 persone a lavoro, grazie alla responsabilità di tutti abbiamo intrapreso un percorso per ridisegnare l'azienda, con il minor sacrificio di posti di lavoro possibile, in base a quello che il mercato permetterà: Abbigliamento Grosseto vuol camminare da sola, il nostro prodotto sartoriale riscontra apprezzamento nel mondo, a questo punto le istituzioni dovranno capire quali aziende sostenere, non solo in base a una gestione oculata, e noi abbiamo dimostrato di esserne capaci, ma anche in base al futuro che un prodotto può avere sul mercato: i posti di lavoro sono tutti uguali, ma chi di dovere ha anche l'onere di dare fiducia a aziende che possono avere una prospettiva, e l'abito sartoriale non potrà mai essere made in China». Sulla mancanza di un partner industriale e finanziario, Barontini afferma di non aver avuto «alcun tipo di contatto di quelli che ci erano stati ventilati 14 mesi fa, stiamo avendo colloqui ancora senza esiti positivi, ma con soggetti che ci siamo cercati da soli». Anche le vicende pugliesi e la decisione del Ministero dello sviluppo economico di stoppare il progetto di rilevare lo stabilimento ex Miroglio a Ginosa accusandolo di aver fatto carte false per convincere lo Stato a sostenere il progetto e mandando le carte alla magistratura possono aver influito negativamente. Barontini ha già spiegato che se in questa vicenda ci sono delle responsabilità non sono sue, ma dell'advisor che ha presentato la documentazione bocciata dal ministero. «Abbiamo dato prove e documenti della nostra estraneità a questa vicenda che mi ha toccato profondamente da un punto di vista personale – dice – solo i non addetti ai lavori possono formarsi un giudizio in base a ciò che leggono sui giornali, ma un addetto ai lavori, prima di cambiare idea su Abbigliamento Grosseto, dovrebbe approfondire, sempre che lo voglia fare».
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