Proteste
Qualcuno vedrà con gli occhi di Ale
La ventitreenne non ce l’ha fatta, il dolore degli amici
SORANO. Mamma Maddalena si era immaginata una giornata diversa. Un’altra giornata di dolore, senza dubbio, ma che poteva presentare qualche piccola novità: quando si è alzata da letto, ieri mattina, sapeva di dover fare quel piccolo viaggio, da Montevitozzo a Roma, per andare all’aeroporto a prendere l’anziano padre arrivato in Italia dalla Romania. Poi, insieme sarebbero andati all’ospedale Belcolle. Si sarebbero vestiti con il camice sterile, il copriscarpe e la cuffia e avrebbero potuto vedere di nuovo Alexandra. Intubata ma ancora attaccata a un filo di speranza che nessuno, da sabato notte, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Viterbo ha voluto alimentare. Che le condizioni della studentessa ventitreenne fossero gravi, a Sorano lo sapevano tutti. Ma Alexandra nonostante il coma irreversibile era ancora viva.
Il viaggio di Maddalena ieri, non è cambiato poi molto. Da Montevitozzo a Roma, per prendere l’anziano padre atterrato all’aeroporto, poi a viterbo. Dove sua figlia, però, era già stata dichiarata morta dai medici. Lei lo sapeva già, ieri mattina l’avevano chiamata e glielo avevano detto. «Se n’è andata anche lei», ha bisbigliato al sindaco di Sorano Pierandrea Vanni ieri mattina nella corsia della Rianimazione del Belcolle di Viterbo. Un sussurro, le sue parole. E lo strazio della sopravvivenza a una figlia, sopravvivenza innaturale, con la quale è impossibile fare i conti.
Non c’era razionalità nelle parole di Maddalena, da quando Alexandra era in quel letto d’ospedale, tenuta in vita dalle macchine. La madre che continuava a chiamarla, lei che non rispondeva. Piccoli fotogrammi di una esistenza strappata per sempre, di un dolore che non si fa raccontare.
Ieri all’ospedale, a stringere in un abbraccio Maddalena, l’anziano padre, il babbo di Ale, arrivato di corsa anche lui dalla Romania e il compagno della donna Angelo, c’erano anche i genitori di Valentina Floriani e di Martina Saletti, le altre due vittime di quella sbandata sulla curva della Commenda, pochi chilometri di distanza dalla discoteca dove le tre ragazze stavano andando sabato sera. Nel corridoio, stretta nelle spalle come tutti gli altri genitori che hanno visto ieri le bare delle loro figlie entrare nel loculo del cimitero di Sorano, c’era anche la mamma di Rachele Guerrini, la studentessa rimasta ferita e ancora ricoverata al Belcolle. La sua bambina è fuori pericolo. Le sue amiche più care invece, Martina,Valentina e Alexandra, non ci sono più. Rachele ancora non lo sa. E nemmeno Serhij, il giovane che era alla guida dell’auto, ha chiaro il quadro di questa tragedia.
L’unico che ieri sembrava essersi accorto di quello che si stava consumando in quel corridoio di ospedale, tra l’odore del disinfettante e le lacrime salate che uscivano silenziosamente dagli occhi di tutti quei genitori, era il sindaco Vanni. Tre croci si sono alzate ora sulla strada della Commenda, dove ieri il Comune ha voluto portare un mazzo di fiori, che si è aggiunto ai tanti ricordi lasciati sull’asfalto.
«Io non riesco ancora a capacitarmi - dice - Sorano è una piccola comunità, queste ragazze erano come sorelle, erano sempre insieme. Domani, per i funerali di Alexandra sarà di nuovo lutto cittadino».
Ma nel giorno del dolore più profondo, i genitori di Ale hanno anche cercato di alimentare la speranza di chi ne ha bisogno e hanno acconsentito all’espianto degli organi. Il delicato intervento è cominciato ieri sera e le cornee sono state espiantate. I suoi grandi occhi azzurri si sono chiusi, ma attraverso di lei, altri occhi si apriranno sul mondo.
La visita del sindaco Vanni all’ospedale Belcolle, ieri, si è trasformata in una via crucis. Avrebbe voluto salutare Rachele e Serhij, avrebbe voluto vedere anche Alexandra, ma ancora viva. Vanni in quelle due camere ieri ’è entrato. Rachele lo ha riconosciuto. «Parla poco ancora - dice - ma è fuori pericolo. Mi ha solo detto che non ricorda quello che è successo». È ancora sotto choc». Lo stesso vale per Serhij, che ora è stato trasferito in osservazione. Lui, il ragazzo che era al volante, non sa che delle sue amiche è sopravvissuta soltanto Rachele. «Avrà bisogno di sostegno - aggiunge Vanni - perché le sue ferite, al di là di quelle che ha in faccia e addosso, sono molto più profonde». Lo stesso vale per il fidanzato di Ale, Fabio. Lui all’ospedale a trovare quella ragazza che gli aveva restituito il sorriso dopo un periodo di burrasca, non è ancora potuto andare. La sera dell’incidente era a casa, perché aveva subito da poco un intervento chirurgico. Sapeva che la sua fidanzata era con le amiche, non era preoccupato.
Sul suo profilo di Facebook campeggia una foto gigante: c’è lui abbracciato ad Ale, sotto i post, i messaggi dei suoi amici. Fabio domenica ha scritto poche parole: «Un pensiero per le nostre amiche, per la mia ragazza Ale e per il mio amico Serghei». Poi tanti cuoricini, perché il bene che si volevano quei ragazzi lo sanno soltanto loro e le loro famiglie. Ne passava di amore tra Rachele, Martina, Valentina, Alexandra, Serhij, Fabio.
Ne passava tra tutti i ragazzi di Sorano che si conoscono fin da piccini e che poi diventano amici per la pelle, amici speciali.
Così tanto da trovarsi, Martina,Valentina e Alexandra, insieme in una foto. Sorridenti, tutte, bellissime, tutte. Così belle da far venire i brividi, ora, a chi davanti a quella foto si sofferma da domenica mattina in avanti. Da quella foto se ne erano già andate Martina e Valentina. Ora è toccato anche ad Alexandra.
La ragazza, che studiava Biologia all’università di Siena dove viveva insieme a Rachele, tornerà a Sorano domani, in tarda mattinata. Anche per lei si aprirà la chiesetta di San Nicola e si abbasseranno le saracinesche: nel piccolo paese del comprensorio del Tufo è lutto cittadino.
Non sarà tumulata accanto a Martina e Valentina. Mamma Maddalena la vuole a Montevitozzo, vicino a quella villetta fuori dal borgo dove Ale, Marti, Vale e Rachele si trovavano il fine settimana.
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