Il dolore
Psicologa sospesa, Asl 9 condannata
Il giudice del lavoro ha annullato la sanzione inflitta alla dottoressa Carnazza dopo una trasmissione televisiva
GROSSETO. Era stata sospesa dal servizio per 5 giorni, con il taglio della corrispondente retribuzione, in conseguenza di un provvedimento disciplinare. Ma il giudice del lavoro le ha dato ragione, annullando la sanzione inflittale dalla Asl. E condannando l'azienda sanitaria al pagamento delle spese e a restituire lo stipendio. Una decisione lampo, presa in una sola udienza, dopo poche decine di minuti, dal dottor Marco Mezzaluna.
La dottoressa Simonetta Carnazza, dirigente psicologa, responsabile della unità funzionale attività consultoriali del distretto Colline Metallifere, era in causa con la Asl dall'anno scorso, da quando cioè l'azienda l'aveva "punita" per alcune frasi pronunciate nel corso dell'ultima trasmissione di un ciclo andato in onda in diretta sull'emittente Tv9. Trasmissioni inerenti temi psicologici e di interesse comune. Cui la specialista aveva partecipato a titolo gratuito. Rispondendo a una telespettatrice che chiedeva informazioni su dove avrebbe potuto trovarla, la dottoressa Carnazza aveva spiegato che sarebbe stata reperibile alla palazzina della libera professione e a Follonica. Questa frase era stata ritenuta non consona dalla Asl: l'azienda contestava alla dottoressa di aver fatto riferimento ad attività istituzionali dell'azienda quando la partecipazione della specialista era vincolata al divieto di far riferimento proprio all'azienda. Così il direttore del distretto sanitario zona 1, il dottor Maurizio Trifoglio, aveva avviato un provvedimento disciplinare. La dottoressa Carnazza si era difesa con un'apposita memoria, sostenendo che quella frase non comportava nulla di quanto contestato dalla Asl 9. L'azienda aveva comunque proceduto nell'irrogazione della sanzione, modificando però le motivazioni, sostenendo che la dottoressa Carnazza nel corso della trasmissione avrebbe pubblicizzato l'attività libero-professionale. La punizione era consistita in 5 giorni di sospensione: la decisione era del 25 maggio 2011, il periodo era stato scontato a giugno.
Ritenendo di essere stata ingiustamente punita, la dirigente psicologa si era rivolta a un legale, l'avvocato Monica Tocci, per avviare una causa di lavoro contro l'azienda. Quest'ultima si era affidata all'avvocato Roberto Mangogna, insistendo per la regolarità dell'azione intrapresa nei confronti della dottoressa Carnazza.
La dottoressa tra le varie contestazioni aveva eccepito anche sulla non corretta applicazione e gestione del procedimento disciplinare. Perché, tra l'altro, il periodo di sospensione dei dipendenti è generalmente concordato con l'interessato, per evitare che tutto ciò comporti conseguenze nello svolgimento della normale attività lavorativa già programmata. A maggior ragione quando si tratta, come per la dottoressa Carnazza, di una dirigente di settore. In questo caso, invece, tutto ciò non era avvenuto.
La prima (e unica udienza) si è tenuta il 18 scorso: la discussione orale è stata seguita in fondo alla mattinata dalla camera di consiglio, al termine della quale il giudice è tornato leggendo il dispositivo che annulla la sanzione e condanna la Asl al pagamento delle spese (2.500 euro) e a restituire la retribuzione indebitamente trattenuta. Una "palese illegittimità". Un'unica udienza, fatto piuttosto singolare in cause come queste. Le motivazioni non sono ancora state depositate (occorreranno due mesi): una volta lette, la Asl potrà presentare ricorso contro la condanna.
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