Il Tirreno

Grosseto

«Inserire l’Isee è una norma di civiltà»

«Inserire l’Isee è una norma di civiltà»

Protesta per gli asili, alcune mamme si dissociano: giusto dare un vantaggio a chi ha meno reddito

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GROSSETO. Le iniziative di alcuni genitori dei bambini del nido comunale di via Marche e la paventata discriminazione che sarebbe prodotta dall'inserimento dell'Isee come parametro che fa punteggio per le graduatorie per il prossimo anno scolastico vedono scendere in campo altre due mamme, con riflessioni di segno opposto rispetto alla protesta cui ha dato voce il Tirreno nei giorni scorsi.

A dissociarsi dalla protesta portata avanti da alcuni genitori del nido di via Marche è una mamma, Irene Nencini, il cui figlio frequenta la sezione “grandi” di quel nido. Quella da cui è partita l'idea della petizione. «Ho visto quel documento affisso in bacheca ma non l'ho firmato perché non lo condividevo – spiega Irene – ma sono rimasta ancora più allibita quando ho appreso della protesta sul giornale perché ci sono genitori che pensano di poter fare da portavoce degli altri e rappresentare tutta la scuola. Ho provato vergogna per un'iniziativa del genere».

Irene ci consegna una lettera che parla chiaro: «I fondamentali principi di uguaglianza valgono tanto per i ricchi quanto per i poveri, con una differenza: i figli delle persone abbienti o con una situazione lavorativa stabile possono accedere, se esclusi dalle strutture comunali, in asili privati mentre l'esclusione di un minore con genitori in situazione socio-economica disagiata può aggravare l'equilibrio del nucleo familiare con ricadute sul bambino».

È giusto quindi secondo Irene che un bando comunale dia in partenza più chance a chi ne ha meno. «In fin dei conti – osserva sempre Irene – il calcolo dell'Isee concorre a fare punteggio ma non è decisivo: è solo un mezzo per frenare la vera discriminazione, cioè l'ingresso di figli di famiglie che non hanno risentito della crisi».

Sulla stessa lunghezza d'onda l'intervento di un'altra lettrice, madre di due figli piccoli, Claudia Rampiconi. «Il problema vero – è la premessa di Claudia – è che i posti nelle strutture comunali non sono sufficienti per far fronte alle richieste di tutte le famiglie. Il rischio è che spostando l'attenzione sul requisito del reddito il tutto si trasformi in una guerra sociale tra ricchi e poveri che non ha senso». E spiega perché: «Tra i casi estremi del disoccupato e dell'imprenditore benestante c'è una ampia zona grigia di coloro che rischiano di essere con i tempi che corrono i nuovi poveri. Penso a una situazione tipica come la coppia di genitori, entrambi lavoratori dipendenti a tempo pieno a 1200 euro al mese, il cui unico patrimonio è la casa di proprietà in cui abitano e per cui pagano il mutuo. Per una famiglia del genere se i figli non rientrano nella graduatoria per l'asilo comunale affidarli a strutture private significa accendere un secondo mutuo». Il problema secondo Claudia Rampiconi non è dunque tanto quello di tenere conto anche del reddito ai fini dell'elaborazione delle graduatorie ma la necessità di un maggior monitoraggio sulle dichiarazioni rese dai genitori a proposito delle loro situazioni patrimoniali effettive. Per evitare dunque di vedere, alla fine della trafila burocratica, il proprio figlio scavalcato in graduatoria dal figlio di una famiglia con possibilità e tenore di vita decisamente superiori. E purtroppo, si intuisce dal suo sfogo di “veterana” delle domande per un posto al nido o alla materna, non è solo sulle dichiarazioni patrimoniali che c'è margine per i furbetti e per gli escamotage che consentono di scalare le graduatorie. Infine un appunto critico anche sulla rettifica per il bando 2012/2013 introdotta in corso d'opera dal Comune. La nuova delibera prevede che si possano presentare quest'anno sia l'Isee 2010 sia l'Isee 2011. «Questa doppia possibilità non mi sembra una buona cosa perché ci saranno famiglie che sceglieranno di presentare l'Isee del 2010 o del 2011 solo in base al fatto che garantisce loro un maggior numero di punti».

Sara Landi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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