Il Tirreno

Grosseto

25 APRILE: LA STORIA

Il partigiano che celebra due volte

Il partigiano che celebra due volte

Giuliano Lorenzini: oggi la Liberazione, il 7 maggio 63 anni di nozze

3 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. Le storie che si intrecciano durante una guerra sono tante. Alcune durano un attimo, il tempo di uno sparo. Altre invece vanno avanti per altri 63 anni e non solo. Nonostante tutto e tutti.

Questa è una storia vera, raccontata alla vigilia di due importanti anniversari: il 25 aprile e il 7 maggio. Uno nazionale, l’altro del tutto particolare.

Protagonisti sono un ragazzo e una ragazza, alle prese con la loro gioventù e la fine della seconda guerra mondiale. Lui partigiano scarlinese, lei figlia di un fascista impegnato di Trento.

All’inizio della storia non sono insieme. Elena Cascino ha poco più di dieci anni quando suo padre viene arrestato a Padova nel ‘43, poco dopo l’armistizio dell’8 settembre. Il regime fascista sta facendo spazio alla Repubblica sociale e i fedelissimi del Duce vengono messi in prigione, se catturati dagli alleati. Così, il padre di Elena finisce a Portolongone, all’Isola d’Elba.

Nello stesso periodo, intanto, Giuliano Lorenzini vive a Scarlino e a 15 anni è già alle prese col suo lavoro di boscaiolo. «In quel periodo non vedevo mio padre da qualche giorno» racconta. Una mattina, tornando a casa, alle porte del paese una zia gli urla dalla finestra di scappare, perché è in corso un rastrellamento dei nazisti. Lui scappa nella macchia, dove trova un gruppo di partigiani. Era la Banda dei patrioti di Scarlino, che contava in tutto una ventina di componenti. Caricarono il ragazzo con un fascio di fucili e lo riportarono in paese attraverso una strada secondaria. Arrivati a destinazione, Giuliano riceve l’ordine di consegnare le armi a uno dei componenti della Banda: «Te cosa ci fai qui?», chiese quell’uomo. «Era mio padre. – racconta oggi Giuliano – da allora sono diventato un partigiano».

Era giovane e non dava nell’occhio ai tedeschi. Per questo venne arruolato subito come vedetta. «Devo essere sincero: ero un ragazzino e mi divertivo a portare con me i fucili, le mitragliatrici e le granate nella cintura».

Iniziano così le avventure del Lorenzini partigiano. «Una volta ero di vedetta nei dintorni del cimitero di Scarlino quando si avvicinarono quattro persone, che pensavamo fossero tedeschi», racconta. «Ma quando arrivarono nei dintorni del nostro accampamento, gettarono le pistole a terra e dissero: “Noi russi, noi russi”. Ed era vero. Avevano lasciato la caserma sociale di Scarlino con la scusa di un mal di denti, venendo a cercare rifugio da noi. La sera arrivarono i nazisti a chiedere di loro e partì uno scontro a fuoco».

Ma torniamo all’Isola d’Elba. In carcere il padre di Elisa conosce uno scarlinese, arrestato per essere uno dei massimi esponenti del partito fascista. Il trentino non poteva tornare al nord, dove c’era chi lo aspettava per fargli ben di peggio. Così lo scarlinese lo invitò a stare in un podere sulla strada che porta a Gavorrano.

In questo trasloco, Giovanni ed Elisa si incontrano, nel ‘48. «Quando mio padre seppe che eravamo fidanzati mi buttò fuori di casa», racconta oggi la donna. Finirono a casa di lui, dove il padre li costrinse a sposarsi. «Eravamo dei ragazzi che si erano conosciuti da un anno: cosa ne sapevamo di come sarebbe andata? Eppure dopo 63 anni siamo ancora qui».

Il 7 maggio è il loro anniversario, che festeggeranno nella loro casa a Scarlino Scalo, tra gli auguri delle cinque figlie, di nipoti e pronipoti, e molti ricordi. «Ci siamo sposati di notte perché avevo le toppe nel vestito, almeno non si vedevano», racconta lei. «Nel ‘50 nacque la nostra prima figlia. Era mattina e io il pomeriggio partii per la Francia a cercare fortuna. Figuriamoci: una volta abbiamo mangiato un uovo in due».

Alfredo Faetti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web