La manifestazione
«Una bambina bella e sorridente che mi pettinava i capelli»
SORANO. È stretta nell’abbraccio di due amiche. Loro sono visibilmente provate dal dolore che ha abbracciato Sorano da domenica mattina, con il fazzoletto in mano e gli occhi lucidi. Lei, Amalia...
SORANO. È stretta nell’abbraccio di due amiche. Loro sono visibilmente provate dal dolore che ha abbracciato Sorano da domenica mattina, con il fazzoletto in mano e gli occhi lucidi. Lei, Amalia Saletti, invece sorride, chiusa nel suo cappotto scuro. Nei suoi di occhi c’è solo quella bambina che da piccola andava a tirarle le vesti. «Mi diceva “nonna facciamo questo, facciamo quello”». La signora anziana che ci sta parlando è la madre del padre di Martina. Nonna Amalia. «Era una bambina sempre sorridente, vivace, buona con tutti». Non la chiama mai “ragazza”, nonostante avesse vent’anni. Per lei, dentro a quel feretro appena inserito nel loculo, c’è una bambina. La sua bambina. «Anche Valentina era come Martina: bella e sorridente». Due piccole, strappate alla loro tenera vita da una curva a Montefiscone. Sorride Amalia. E dietro a quel sorriso nasconde la tragedia. Se parliamo di Martina, lei vuole pensare a quella bambina sorridente. Parla con le persone che le porgano le proprie condoglianze, ma i suoi occhi sono persi nel vuoto. Lontani da quel cimitero dove ha appena accompagnato la sua nipote. «Ricordi? Ti faceva i capelli» dice una delle due amiche. «E’ vero. – dice lei richiamata dai suoi pensieri – Mi faceva i capelli». E con una mano si accarezza la testa. Continua a sorridere e a pensare a quella bambina che munita di forbici le cambiava acconciatura. Di fronte a lei c’è il resto della sua famiglia e di quella di Valentina. I feretri sono appena arrivati nella loro ultima dimora e la gente che porge l’ultimo saluto si ferma tra le lacrime ad abbracciarla. «Com’era bella la mia bambina» ripete. E soltanto a quel punto una lacrima fa capolino, dopo tutte quelle versate nelle ultime ore. C’era anche un’altra donna distrutta dal dolore ieri a Sorano. Anche lei con un caro in condizioni disperate. Anche lei legata ad un carabiniere. Per la vita. E’ Claudia Francardi, moglie Antonio Santarelli, il militare rimasto in coma dopo il massacro dello scorso 25 aprile, quando quattro ragazzi massacrarono a colpi di bastone lui e un suo collega. Anche Claudia ha voluto partecipare al dolore di Sorano, dopo che lo stesso borgo aveva partecipato al suo un anno fa. Ferite che è difficile guarire. Talmente profonde da apparire indelebili.
Alfredo Faetti
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